Tele che si presentano come il punto di incontro di disegno, pittura e ricamo; il cui sfondo è sempre, inevitabilmente, costruito a pattern puntinati di colori zuccherosi, festosi, anche un po’ kitsch. Non possono esserci dubbi sul fatto che si tratti di Silvia Chiarini (Faenza, 1978), la giovane artista che abbiamo già visto in molte buone gallerie (Studio Cannaviello di Milano, Fabio Paris di Brescia, Galerie 1900-2000 di Parigi, BlindArte di Napoli) e che è già apparsa non poche volte su queste pagine.
Oggi la ritroviamo a Bologna, negli spazi di Agenzia 04, che aveva aperto a giugno dello scorso anno con la promessa di esporre artisti del panorama artistico internazionale ancora mai visti in Italia. Dopo solo due mostre la galleria si mise in standby, lasciando con l’amaro in bocca per aver troncato la rassegna Far East, dedicata all’arte asiatica, che vide realizzato un solo appuntamento del vasto numero di esposizioni previste. La spiegazione? Semplicemente che la gallerista, Giulia Allegri, aveva deciso di passare alcuni mesi a New York alla ricerca di nuove proposte che presenterà nei prossimi mesi. Ma intanto si ricomincia con un’artista italiana, anzi quasi concittadina.
I lavori presentati, come si accennava, sono perfettamente coerenti con lo stile fin qui conosciuto e si differenziano dalle mostre precedenti per due motivi. Il primo è l’introduzione di nuovi soggetti. Sparisce, infatti, l’elemento umano, gli oggetti glamour si riducono a pochissime scarpe femminili e i protagonisti diventano degli elementi astratti, o meglio, degli oggetti impossibili. Possono essere giocattoli, satelliti, palloncini, mongolfiere o qualsiasi altra funzione la nostra mente ci suggerisca.
Quel che è certo è che si tratta di elementi rigonfi, tondeggianti, morbidi, che volteggiano nell’aria patternata e patinata della Chiarini, nel suo cielo rosa a pallini blu, portandosi legate delle corde penzolanti che fanno venire voglia di attaccarcisi e volare lontano. Proprio come succede nella seconda novità di questa mostra: il video Drawing –realizzato a quattro mani con Stefano Mandracchia– in cui un palloncino/pupazzo svolazza per un cielo mite e luminoso.
Una mostra in cui tutto è sospeso in aria, tutto è libero, tutto vince la gravità. Ogni cosa è veloce e lenta allo stesso tempo. C’è l’illusione di potersi far trascinare via, insieme alla triste scoperta di avere ancora i piedi piantati a terra.
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