Colori opachi. Una nuova figurazione incerta, lasciata volutamente sfocata. Tratti del viso imprecisi per rendere l’idea della tensione. Sono questi i caratteri principali delle tele del pittore e agronomo Franco Cioni (Bologna, 1959). I suoi soggetti sono donne dagli occhi di ghiaccio, uomini dal portamento sicuro, scene di fuga e ambienti privati e sofisticati con splendide ragazze in abiti da sera. L’impressione è che si tratti di tavole d’illustrazione per romanzi americani di spionaggio anni ’70, e l’effetto è aumentato dalla scelta di titoli come I was afraid he might have killed her e Protection, zona pericolosa. Le dimensioni, spesso e volentieri su scala reale, aiutano ulteriormente il visitatore a sentirsi parte della storia in corso o, per lo meno, a fargli immaginare di essere su un set cinematografico di un remake di James Bond.
Buona parte delle opere esposte in quest’ultima personale sono incentrate sul tema della fuga. Che si svolge in spazi urbani e ha come protagonisti eroi ed eroine affascinanti e dall’espressione decisa. E si direbbe una vera e propria evasione dalla città, costruita in modo impersonale, senza altre presenze umane, priva di colori, monumentale e senza segno di vita. Con la sua vuotezza inanimata essa è la metafora dell’ambiente sociale freddo e inospitale da cui Cioni vorrebbe isolarsi, lasciandosi alle spalle tutti i caratteri che compongono le sue scenografie. Dalla robotizzazione, alla tirannia tecnologica, alla solitudine degli abitanti, alla dedizione all’apparenza, fino all’artificialità e la menzogna.
In Agire, ecco la vera intelligenza e in Escape yuorself la fuga è tentata a piedi, scavalcando e sfidando le strutture architettoniche della metropoli industriale, che diventano mano a mano più oppressive e sembrano essere infinite. In La fuga e La donna dagli occhi verdi l’impresa si svolge in macchina, e sembra che ad inseguire i protagonisti sia il tempo. O magari lo stesso cosiddetto progresso. In entrambi i casi non si riesce mai a scorgere l’uscita di quello che sembra essere un vero e proprio labirinto, privo di orizzonti e ricco di insidie. Perché la fuga dal futuro è sempre e comunque destinata a fallire.
carolina lio
mostra visitata lo 8 febbraio 2005
[exibart]
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Complimenti ad un artista che ha creduto in se stesso!!!!