Nicola Samorì (Forlì, 1977) è uno di quei pochi giovani artisti italiani ad aver scelto la strada di una sperimentazione pittorica che porta ai massimi livelli sia il profilo concettuale che quello figurativo. In questa personale presenta una serie di opere che indagano il corpo analizzandolo in tutte le sue stratificazioni fisiche e simboliche. Le figure in mostra sono omogenee per stile, per dimensioni e per tonalità. I soggetti –tutti corpi nudi di donna- hanno dimensioni reali, almeno nella maggior parte dei 180×50 cm.
La tecnica pittorica è pignola –o meglio perfetta– al punto tale da sembrare a prima vista una stampa digitale dello stesso corpo sul quale sono stati applicati diversi filtri. Le immagini sono differenziate solo da pochi particolari e dalle decorazioni disegnate o incise sulla pelle. Le donne di Samorì sono inoltre private della testa, che viene sempre tagliata fuori dal dipinto per evidenziare che l’artista non è interessato alla personalità e al lato emotivo dell’essere umano, ma si pone come traguardo quello di analizzarne l’aspetto più materiale, quasi biologico e medico.
A questo proposito, alcuni dei disegni che traccia sui corpi dipinti possono essere scambiati per mappe del sistema linfatico o nervoso, aiutati in quest’interpretazione dal colore cupo, giallognolo o rossastro del supporto in rame che ricorda le lastre ospedaliere. Ma c’è un carattere importante che fa travalicare l’aspetto scientifico e riporta a quello artistico: la seduzione. I corpi di donne formose, spesso sollevate su invisibili scarpe col tacco, dritte e frontali in una posizione sfrontata, non possono non essere affascinanti, misteriosi, conturbanti e contemporaneamente grotteschi. Grotteschi perché esaminati criticamente, senza la pretesa di farci vedere il genere umano come formato da soli eroi ed eroine. I soggetti di Samorì sono piuttosto il contrario.
Attraverso l’esame spicchio dopo spicchio del corpo, arriviamo a percepire la decadenza e forse anche la banalità di quello che cinicamente possiamo definirci: corpi in movimento grazie a combinazioni chimiche. Per questo il fascino che le sue opere emanano ha sempre un sottofondo d’ambiguità, ottenuto da questi strati che Samorì dipinge uno sull’altro. La bellezza, la biologia, la linfa vitale, l’inevitabile invecchiamento e la conseguente morte.
carolina lio
mostra visitata l’8 febbraio 2005
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