Sentire. Per rileggere in maniera consapevole la realtà e fuggire da un’idea di fotografia che si annulla nella ricerca spasmodica dell’originalità. Per restituire importanza al guardare, come atto capace di conciliare l’interno con l’esterno.
L’omaggio che la Settimana della Fotografia Europea dedica a Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Roncocesi, 1992) è composto da settanta fotografie di cui circa venticinque inedite. È un percorso breve, ma prezioso, per parlare del mondo in maniera diversa, per ripensare all’idea di “confine”, di “orizzonte”. Senza tuttavia dettare regole precise o tracciare schemi rigidi.
La mostra racconta della ricerca continua di un’immagine coerente, totale ma mai definitiva. Un’immagine aperta, carica di percezioni e sensazioni, libera da impedimenti formali e tecnicismi estetizzanti, che colpisce per il suo impeccabile equilibrio compositivo. Così, Ghirri fotografa molte persone di spalle, mentre guardano altrove, avvicinando in maniera discreta e lieve lo sguardo del narratore a quello del semplice osservatore. Oppure nasconde i corpi dietro porte o vetrate, per un improvviso desiderio di immaginazione. Sono scatti che acquistano bellezza e spontaneità proprio da questa ricerca dell’intravisto; fotografie silenziose, dalle tonalità cromatiche tenui, ordinate ma non per questo immobili.
La personale interpretazione degli spazi evidenzia una costante ricerca della realtà interiore, carica di sentimenti evocativi e memoria storica. Il fotografo accompagna lo sguardo verso percorsi percettivi che non possono prescindere dall’immaginazione; la sua è una ricerca mai violenta che contrappone la forza della riflessione e del silenzio a quella del caos visivo e emozionale.
Non ci si allontana mai da un’idea di fotografia come esercizio della memoria e soprattutto come occasione perenne di autoanalisi. Una fotografia volta ad interpretare la realtà con le armi sincere dello stupore e dell’immaginazione. Così scriveva Ghirri: “Ho sempre ritenuto che la fotografia fosse un linguaggio per vedere e non per trasformare, occultare, modificare la realtà”.
nicola bassano
mostra visitata il 28 aprile 2006
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CHE MITO!