La curiosità di Mimmo Iacopino (Milano, 1962) si esprime a 360 gradi. E ben lo dimostra in questa personale, dove presenta opere inedite realizzate per l’occasione: 44 lavori originali per un anno intero di progetto.
Dopo venticinque anni di fotografia still life nello Studio Azzurro accanto a Gusmaroli, Iacopino inizia quel cammino di sperimentazione e manipolazione dei materiali che lo porterà ad ottenere risultati d’interessante effetto compositivo e ad entrare nel gruppo-scuderia Portofranco di Toselli; così, attraverso una rielaborazione fotografica digitale del tutto originale, che gli offre una possibilità infinita di variazioni sul tema, l’artista-artigiano arriva ad una sofisticazione dell’immagine, ne ribalta gli schemi originari e ne stravolge il ruolo primario.
Il processo d’invenzione di Iacopino è mosso da un’intelligente libertà istintiva: utilizzando materiali da lavoro d’uso quotidiano, come metri da sarto, trecce da rammendo, termometri, acqua d’annaffiatoi, trasforma la significazione reale dell’oggetto. Lo inserisce in una catena seriale d’intrecci modulari dagli effetti optical che giocano su di un maniacale rigore geometrico e razionalista, o lo riporta su textures create partendo manipolazioni concettuali intrise pur sempre di succosa ironia.
Nell’intrecciare la trama e l’ordito di un’ipotetica tela, nel delineare il percorso di un tessuto attraverso traiettorie ottiche ipnotiche, Iacopino si diverte -per così dire- a mettere i baffi alla Gioconda, creando innesti e cuciture surreali, componendo tracciati irriverenti ma mai caotici. E mettendo insieme, con assoluta ponderatezza, griglie concettuali basate su strambi termometri allungati a due punte, numeri di calcolatrice, lettere scomposte che si ricompongono in frasi di poeti-filosofi, curiose note di pentagramma, getti d’acqua che s’intrecciano con visioni laterali fermati con tempi d’esposizione rapidissimi.
Il divertimento sta nell’artifizio della fase preparatoria, combinato al colore che arriva a scaldare il freddo del digitale: le opere da toccare di Iacopino -che disegnano il mondo dei suoi affetti a colori (Alice a colori, dedicato alla figlia, Mina in rosa dedicato alla moglie)- sottendono uno studio percettivo precisissimo quanto una capacità ottima di scegliere le combinazioni e le commistioni degli accordi cromatici. Suggellata –non potrebbe esser altrimenti- da un’accorata e sentita nostalgia del dipingere.
francesca baboni
mostra visitata il 25 settembre 2004
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