Hyun Cho, Hitchhiker
Uno spazio piccolo; un gallerista perdutamente innamorato dell’arte giovane e vibrante; un duo di curatori dall’occhio fresco, energico: è questo il cocktail di elementi che va a costituire i progetti proposti a Blue Gallery, fondata da Silvio Pasqualini, e che, fino al 7 luglio 2024, ospita la mostra Electric Supermoon, personale dell’artista coreana Hyun Cho (Seoul, 1982), curata da Quadro Zero e accompagnata da un testo critico di Ilaria Sponda.
Il progetto fa parte di un ciclo di esposizioni che coinvolge artisti provenienti da fuori Venezia, italiani e non, intenti a sperimentare e giocare con diversi media, dalla pittura alle video installazioni, dalla scultura alla fotografia e alla grafica d’arte, il tutto trasportato nella magica vetrina veneziana. L’obiettivo principale? Creare una rete filamentosa e vivace di contatti che si sviluppi in tutta Europa (no, anzi: in tutto il mondo) e che riunisca giovani creativi, voci nuove e ardite.
Blue Gallery, infatti, vuole proporsi come uno spazio altro, come una realtà sospesa che rompe con le tradizionali regole di mercato ed espositive che ad oggi governano il mondo dell’arte, proponendo, piuttosto, collaborazioni basate interamente sulla stima personale reciproca e sull’amore per i linguaggi innovativi.
Una di queste collaborazioni è nata proprio con la giovane Hyun Cho: formatasi tra Sydney e New York, nel 2008 la Cho è stata nominata per lo Zelda Stedman Grant e nel 2018 è stata invitata come artista in residenza presso la celebre e prestigiosa residenza di Palazzo Monti, a Brescia. Da allora si è spostata tra l’Italia e la Corea del Sud, in particolare ritornando per la residenza Viafarini-In-Residence, a Milano, nel 2020 e poi nel 2023.
In particolare, l’esposizione Electric Supermoon seleziona ed include tre sue installazioni con display a LED, tutte focalizzate sul linguaggio urbano, sui simboli e sulle iconografie evanescenti e luminose degli spazi globalizzati, per una palpitante estetica punk, che costituisce proprio la cifra distintiva della Cho. L’approccio punk, poi, è di per sé un esempio emblematico di come una sottocultura possa essere commercializzata, neutralizzata e integrata nel mainstream. Tuttavia, essa continua ad ispirare un’arte ribelle e politicamente carica, sollevando domande su quanto l’estetica sia centrale nel definire un movimento culturale che va ben oltre il suo aspetto visivo.
L’artista stessa parla così dei propri lavori: «Con le parole, mi propongo di creare un nuovo genere d’arte. Mescolo lo stile lirico della musica punk con la sensibilità pop per creare frasi che esprimano la mia esperienza e che servano agli spettatori per allegare la propria. Adotto una caratteristica stilistica dei testi punk rock: brevi, ripetibili e orecchiabili. Sono accattivanti e talvolta perversi per catturare l’attenzione del pubblico, riflettendo sulla messaggistica che incontriamo ogni giorno nel nostro mondo complesso».
Le opere, così, si pongono come un luminoso incontro nella notte veneziana, come una vera e propria luna elettronica.
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