"Marmott" solo show di Laurent Laurent Le Deunff a cura di Isabella Vitale, pianobi arte contemporanea, Roma, 2025/2026, ph. courtesy pianobi. Scultura/fontana in cemento, courtesy Semiose gallery, Parigi, 2025
Marmott è la prima mostra personale a Roma dell’artista Laurent Le Deunff, ospitata negli spazi di pianobi nell’ambito del progetto Ri-sorgente a cura di Isabella Vitale. L’iniziativa rientra ne Il Racconto dell’Acqua ideato e curato da Adriana Polveroni, in collaborazione con l’associazione Ciel’in Città vincitrice del bando Artes et Iubilaeum promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.
Situato nel cuore del quartiere Quadraro Vecchio, pianobi – fondato dalla storica dell’arte e curatrice Isabella Vitale – nasce nel 2021 come dispositivo sperimentale e trasversale dedicato alla diffusione artistica, in cui convivono dimensione di studio e ricerca, atelier e spazio espositivo. In questo quadro si inserisce la residenza di Laurent Le Deunff (Talence, 1977), chiamato ad attivare le potenzialità di un luogo che mira a costruire nuove modalità di fruizione, con l’intento di rendere l’arte uno strumento di condivisione e dialogo. La presenza dell’artista si traduce nella realizzazione dell’installazione site-specific dal titolo Marmott, che restituisce una riflessione articolata sul tema dell’acqua come elemento simbolico, storico e urbano, particolarmente significativo nel contesto della città di Roma.
Fulcro di questa mostra è una fontana a forma di marmotta. La scultura è realizzata attraverso la tecnica del rusticage, un procedimento che consiste nell’applicazione di un intonaco grezzo e volutamente non rifinito, utilizzato in architettura per conferire alle superfici un aspetto naturale e materico. Questo metodo consente all’artista di produrre una raffinata illusione ottica e sensoriale: il cemento assume l’aspetto del legno fossilizzato, con fessure, scheggiature, crepe e irregolarità, secondo una logica di simulazione che attraversa tutto il suo linguaggio.
Da tempo la sua pratica si sviluppa in installazioni che elaborano immaginari ibridi tra natura e artificio, come in Les animaux à la Chapelle presso Thonon-les-Bains (2026) e in Whatever This May Be alla galleria Semiose di Parigi (2024). Il suo lavoro si fonda su una costante tensione tra oggetto e rappresentazione, in cui lo scarto tra materiali e forme altera sottilmente la percezione dello spettatore. Le sue sculture ingannano lo sguardo di chi le osserva attraverso sofisticate strategie di simulazione materica, mettendo in crisi la relazione diretta tra ciò che si vede e ciò che si presume reale.
La sua ricerca si inserisce in una linea di riflessione che richiama la tradizione delle arti applicate e il pensiero ottocentesco di William Morris (1834-1896). In opposizione alla serialità industriale, il movimento Arts and Crafts rivendicava il valore dell’artigianato e del fare manuale, auspicando un ritorno a una condizione in cui arte e tecnica coincidessero. Analogamente, Le Deunff recupera tecniche e materiali legati a un sapere artigianale e decorativo – dal papier mâché alle pietre artificiali, dal bronzo al legno di cervo fino ai rarissimi coproliti di dinosauro e alle roccaglie in cemento – riattivandoli in chiave contemporanea. Ne deriva un’atmosfera sospesa, in cui le distinzioni si attenuano e la realtà sembra appartenere a un unico paesaggio continuo. Le sue opere agiscono così come mezzi di attraversamento tra reale e fittizio, dove la materia diventa soglia percettiva. In Marmott questa dinamica si radicalizza: la percezione è destabilizzata da una natura reinventata, costruita attraverso inganni e simulacri, in cui “si vede ciò che non è”. La fontana dialoga con un ampio intervento a parete: un murale a carboncino che occupa il fondo dello spazio, raffigurando forme atmosferiche sospese tra nuvole ed esplosioni che traggono ispirazione dall’immaginario dei cartoni animati. Questo elemento introduce una dimensione instabile e dinamica, che si contrappone alla fisicità della scultura e apre un campo di tensione tra antico e contemporaneo, tra tecnica artigianale e orizzonte visivo.
La marmotta diventa una figura di soglia: una presenza al tempo stesso visibile e nascosta, che rimanda a una relazione attenta agli equilibri ambientali e a una percezione del tempo naturale come struttura ciclica. L’opera non si limita alla contemplazione, ma coinvolge il visitatore in un gesto tangibile: al suo interno è possibile inserire monete, secondo una pratica quasi rituale che tramuta l’offerta in una relazione silenziosa con la forma. La partecipazione non è spettacolare, ma sommessa, inscritta in una temporalità lenta e ripetitiva che richiama gesti devozionali secolarizzati.
Come le fontane storiche della città, anche questa diventa racconto: un dispositivo narrativo in cui mito, natura e artificio si intrecciano. In questo contesto, pianobi amplifica la portata del progetto, configurandosi non solo come spazio espositivo ma come luogo di produzione e relazione, che rende visibile il processo e restituisce un’esperienza diretta e non mediata dell’opera. Visitabile fino al prossimo 20 giugno, Marmott si articola così come un intervento che, attraverso la sintesi di scultura, disegno e installazione, attiva una riflessione stratificata su natura, immagine e tempo, inscrivendosi nella tradizione simbolica della città di Roma e nelle pratiche più attuali della ricerca artistica contemporanea.
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