E’ l’Austria aristocratica e perbenista dei primi anni ’60 a far esplodere in Gunter Brus la necessità di scandalizzare, sovvertendo i canoni culturali e di conseguenza anche artistico-espressivi. Egli traspone tutta la violenza della reazione dal quadro al suo corpo, usato come una tela tradizionale, colorato e martoriato, in quel bisogno incessante di esprimere l’Informale. Non di darvi forma ma semplicemente di attuarlo, atteggiamento anti—artistico che non può non ricordare quello dei costruttivisti o dei dadaisti della prima generazione.
“Il mio corpo è l’intenzione. Il mio corpo è l’evento. Il mio corpo è il risultato” dice. Scrive sul suo diario: “…non devi mai formulare un programma…la pittura è aperta e contraddittoria, come la vita, e non si lascia imprigionare dai programmi”. Dell’Azionismo Viennese, di cui fu il protagonista più radicale, ha rappresentato l’elemento esistenzialista.
Inizialmente furono azioni di autopittura, come Ana (1964), dove il tentativo di dipingere il corpo suo e di sua moglie sfociava però in un irrefrenabile bisogno di colorare tutti gli oggetti e le pareti della stanza. Poi la necessità d’espressione prende sempre più il sopravvento, e lo portava ad azioni ogni volta più provocatorie e al limite della follia, del suicidio: si fascia e sporca il corpo, lo ricopre di oggetti affilati, defeca in pubblico e si autolesiona. Dagli anni ‘70 inizia invece a pensare azioni tanto violente da non poter più essere realizzate: le illustra minuziosamente in immagini con tanto di
“In un certo senso io non ho mai abbandonato l’azionismo, così come lo intendevo” spiega.” Ancora oggi lavoro in sedute che assomigliano molto allo svolgimento delle azioni. Ciò che è cambiato è il palcoscenico su cui avviene lo spettacolo”.
Così Viaggio intorno all’opera è il programmatico titolo scelto da Brus stesso per la retrospettiva, che non potrebbe trovare migliore realizzazione se non alla GAM di Bologna, struttura circolare e sufficientemente ampia da poter ripercorrere tutto il cammino effettuato dall’artista. Dalle numerose foto delle Azioni effettuate negli anni ’60, agli studi delle stesse, e poi alla svolta iconografica, documentata da quadri e libri. Per una più esaustiva comprensione della mostra, alla fine della stessa è proiettato un video con le riprese di alcune Azioni dell’artista e le analisi di alcune sue opere.
Attuate o solo ideate, le azioni di Brus hanno un comune denominatore che le distingue e le caratterizza come arte profondamente contemporanea: come sostiene Lea Vergine nel libro Body Art e storie simili, il corpo come linguaggio (Skira) “…dopo le scoperte freudiane gli artisti sentono la necessità di mostrare tutte le loro debolezze fisiche e psichiche…di demolire le convenzioni di decenza da cui dipende la grande menzogna, lacerare lo schermo posticcio che separa il pubblico dal privato”.” Perché “Ogni latrina è salotto, ogni salotto è latrina”.
greta travagliati
mostra visitata il 16 dicembre 2004
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