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fino al 28.II.2004 | Morire per amore. arte e resistenza a Bologna | Bologna, ex Chiesa di S. Mattia

di - 29 Gennaio 2004

Gli atroci anni che si conclusero con la sconfitta del nazifascismo lasciarono un segno indelebile nelle coscienze di molti artisti. Essere nel proprio tempo significava allora confrontarsi con il dramma della prigionìa e con l’orrore dei caduti; significava riconoscersi nel dramma di Guernica e nelle parole del suo autore, pronunciate nello stesso 1937: “Ho sempre creduto e credo ancora che gli artisti che vivono ed operano secondo valori morali non possono né devono rimanere indifferenti al conflitto in cui sono in gioco i più alti valori dell’umanità e della civiltà”.
La mostra ripercorre questo sentire comune, affiancando opere degli anni Cinquanta e Sessanta provenienti da musei ed associazioni partigiane dell’Emilia-Romagna; una scelta che forse penalizza gli anni di Corrente (1938-1943), evidenziando però l’importante onda lunga di queste tematiche e poetiche.
Nucleo centrale dell’esposizione è costituito da una serie di opere risultate vincitrici nei concorsi di pittura organizzati da alcune amministrazioni comunali della regione. Tra gli autori più significativi, Alberto Sughi, dalle tonalità cupe che rimandano al realismo espressionista di Bacon; Bepi Romagnoni, la cui Deposizione (1955-6) presenta in chiave realista un Cristo proletario; Armando Pizzinato (Fucilazione di patrioti, 1954), in quegli anni al lavoro a Parma nella Sala del Consiglio Provinciale, capolavoro del Neorealismo pittorico; Xavier Bueno, il cui Martire (1960) è scisso tra lirica pietà e cupo presagio di morte.
Se lo stile realista è dominante anche in artisti che in un momento successivo sceglieranno le vie dell’astrazione, tra le opere esposte non mancano infrazioni a questa norma: così la sanguinolenta Crocifissione (1956) di Mario Nanni, dai chiari rimandi a Soutine, così la gestuale Natura morta-Nella lotta di Sergio Romiti (1948).
Il percorso, intervallato dal video Europa sotto la pioggia (800 immagini che gettano un vasto sguardo su come l’arte europea ha incontrato il tema della Resistenza) prosegue poi con la testimonianza (fotografie, video, bozzetti) di vasti monumenti pubblici. Si scoprono così l’opera mancata di Piazza VIII Agosto a Bologna e le molte altre realizzate: tra queste ci sono ad esempio il Monumento al Partigiano e alla Partigiana di Luciano Minguzzi, costruito fondendo la statua del Duce a Cavallo, e le pitture murali nell’edificio della Montagnola, uno dei più importanti cicli dedicati alla Resistenza, opera di Ilario Rossi di cui in mostra sono esposti i vasti cartoni preparatori.
Resistenza, ma anche Resistenze. Così il percorso, ampliato ai temi del dopoguerra, tocca infine le lotte sindacali (Renato Guttuso, Il comizio-Omaggio a Giuseppe di Vittorio, 1962), le lotte in America Latina (Sebastian Matta, Morire per amore, 1967, grande opera dedicata alla morte di Che Guevara), e quelle studentesche del Sessantotto (Franco Angeli, Corteo, 1968).

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Morire per amore: arte e resistenza a Bologna
a cura di Mauro Felicori
Chiesa di S. Mattia, via S. Isaia 14/A
tutti i giorni 10-19
ingresso gratuito


[exibart]

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