Desia non è una galleria, uno spazio espositivo o uno dei tanti disparati locali che ospitano il lavoro di artisti emergenti. E’ un’agenzia d’arte, ovvero un’agenzia che organizza mostre e altri tipi di eventi culturali per clienti pubblici e privati. Nella sua attività si serve della collaborazione, più o meno stabile, di alcuni autori attorno ai quali nasce quasi per caso e per gioco Femme 2005, una mostra allestita nell’ufficio dell’agenzia come esperimento ed evento sporadico. Anche il tema, che si tiene molto sul vago e che è già stato affrontato spessissime volte, non ha lo scopo di offrire un approfondimento sull’immaginario contemporaneo delle donne, quanto quello di essere un ottimo pretesto per presentare e valorizzare i dieci autori esposti. Incentrare la mostra sulla donna o, più precisamente, sul ritratto della donna, è stata una scelta determinata dall’incrocio delle opere e dei filoni dei dieci artisti che con Desia collaborano e che sono esposti sui due piani in cui si articola l’evento.
L’allestimento si apre con Gina di Matteo Tontini, dove una tela smaltata in tre colori (nero, bianco e rosso) delinea la figura di una giovane donna in primo piano rispetto a un paesaggio architettonico costituito da scale interrotte a metà . Il percorso si snoda poi tra la protagonista malinconica e nostalgica della rielaborazione digitale di Giovanni Gaggia e i soggetti fotografici che Marco Bolognesi riprende dal carnevale di Venezia aggiungendo interventi pittorici astratti sullo sfondo. C’è pure la coloratissima e vanitosa figura che Lisa Perini dipinge assieme alla sua toilette, i lightbox dei primi piani scattati da Sergio Carrera, un’indiana che Carlo Cecchi ritrae mettendo in mostra la sua credenza verso i miti naturali e Alice nel paese delle meraviglie disegnata in mezzo al giardino di rose dal celebre umorista Leonardo Cemak.
Allegra, la scultura di Alberto Barbadoro è una donna sorridente ed elegante in un abito da sera verde, ma scolpita in cartapesta, materiale effimero, lasciata cava all’interno e priva della testa dalla bocca in su. E, infine, si distaccano dal solito concetto di ritratto i lavori di Silvia Fiorentino e Mario Sasso. La prima presenta una grande installazione a forma di croce, ottenuta dalla composizione di diciassette moduli quadrati in legno dentro cui si alternano disegni e poesie che evocano il mondo femminile senza mai parlarne esplicitamente. Mario Sasso, invece, presenta un video in cui dieci donne si susseguono per qualche minuto in un camerino, da sole con la videocamera, lasciando trapelare a volte il loro imbarazzo, a volte la gioia e la vanità di sentirsi protagoniste del momento.
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carolina lio
mostra visitata il 14 febbraio 2005
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