Le vie percorse dall’immaginario sono imprevedibili, cosicché Gilbert Durand, nel suo Les structures anthropologiques de l’Imaginaire (1963), arrivava ad avvalorare positivamente addirittura il concetto di abisso. Questo, se tramutato in intima e calda cavità, può infatti configurarsi come una meta da raggiungere, un ritorno al ventre materno e alla quiete prenatale, mentre l’inevitabile caduta viene convertita in lenta e piacevole discesa.
Andrea Fogli (Roma, 1959) é un artista che riesce a muoversi con estrema agilità negli interstizi dell’immaginario, conciliando egregiamente profondità abissali a improvvise fasi ascensionali. Il suo fare artistico tende ad un ricongiungimento dei contrari, e ciò é evidente nell’ultima delle tre sale espositive. Qui, quattro eterei disegni di boschi, quasi dei giardini edenici, si contrappongono ad una scultura in cera nera, che, incassata in una parete, apre un varco verso oscuri e misteriosi paesaggi sotterranei. Se i disegni si configurano come luoghi dell’intimità, lo stesso vale per questa pseudo caverna, che l’artista descrive come un “ritorno all’origine, una discesa di Orfeo nell’Ade; é la tensione verso un luogo non sottomesso al delirio del mondo”. Ecco che due soggetti apparentemente inconciliabili, l’Ade e il giardino edenico, scoprono di avere un punto in comune, il poter essere entrambi luoghi di intimo raccoglimento. Una pacifica convivenza può quindi avere inizio.
L’artista approda a queste riconciliazioni in maniera del tutto spontanea, mentre la sua principale aspirazione é quella di dar forma ad immagini e sensazioni che giacciono nella propria interiorità. Indubbiamente un buo
Come ha sottolineato Jan Hoet “il mondo di Andrea Fogli é un regno di mezzo, in cui interno e esterno, sogno e realtà, vicinanza e lontananza confluiscono gli uni negli altri”. Un continuo altalenare tra due dimensioni parallele.
enzo lauria
mostra visitata il 25 maggio 2006
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