“L’oggetto assoluto è quello il cui valore è nullo, la qualità indifferente, ma che sfugge all’alienazione oggettiva in quanto si fa più oggetto dell’oggetto – il che gli conferisce una qualità fatale”. Così Baudrillard definiva l’oggetto assoluto, risultato della frenetica ed insistente reclamizzazione contemporanea. Nome perfetto per definire anche la Pop Art, nata sotto l’egedia terroristica del dato di fatto e dello stucchevole a tutti i costi.
Mai si sarebbe potuta trovare migliore rappresentazione dell’epoca in cui viviamo, l’epoca degli infiniti cartelloni pubblicitari che ti sparano negli occhi gli stessi volti ad ogni angolo di strada. L’epoca del continuo e vorticoso fluire di immagini cui è impossibile nascondersi. Nell’epoca della cultura espansa, anche l’arte non poteva che rendersi ubiqua. Divenendo mero duplicato del reale e del suo panorama immaginario-pubblicitario, perde forse in spessore e simbolismo? Niente affatto. L’ironica imitazione dà una svolta decisiva al panorama artistico. Il pittore scende dal trono, scompare dietro la copiatura, e il quadro non è più arte grazie alla sua singolarità. L’unicità non è più la genialità da apprezzare: nella cultura di massa anche l’arte diviene massicciamente seriale, tante le Marylin di Antonio De Felipe (1965), tante e tutte identiche se non per i colori, ce n’è una per ciascuno, una per arredare il salotto l’altra per la cucina. Come i soggiorni Ikea, adatti a qualsiasi esig
I quadri pubblicitari di Mel Ramos (1935) si seguono l’un l’altro come spezzoni di un carosello che abbiamo ormai imparato a distinguere dalla realtà. Ma non sappiamo più distinguere il quadro dal cartellone pubblicitario, la copia dall’originale. Originale è solo la loro indistinguibilità. Sottile ironia è questo perpetuarsi del vacuo clamore, quest’arte che si nutre di tautologie, specchio del ventesimo secolo ma solo del suo lato più vuoto e mediatizzato. E l’arte se ne sta in disparte? In silenzio, il suo colpo non parte ma resta sospeso sulle nostre teste, geniale. Significativa molto più di tutti i contenuti che rappresenta, essa dimostra che può sempre e comunque restare a galla e dominare, anche nel precipitare vertiginoso di tutti le vuote immagini una sull’altra.
greta travagliati
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