Artista internazionale,intellettuale,ordinario della cattedra di pittura dell’Accademia di Bologna dopo Firenze e Venezia,anche uomo politico (è stato Assessore alla Cultura del Comune di Bologna dal ’93 al ’96,Concetto Pozzati torna alla pittura ed al mercato con questa grande mostra allo Show Room di Telemarket della sua città.Il net work,uno dei più importanti di Europa,si è assicurato gli ultimi quattro cicli del Maestro bolognese e lo lancia sul piccolo schermo accompagnandolo da una serie di interviste e da un pregiato catalogo monografico a cura di Giovanni Granzotto e Dino Marangon per i tipi di Giorgio Corbelli Editore.
Testimone diretto,praticante della cultura e del mondo di oggi e nel contempo teso a manifestare il bisogno e l’urgenza di fare poesia che considera il massimo della realtà,Pozzati sintetizza le sue ultime stagioni affermando che la pittura si sconfigge con il pennello e che occorre essere prima uomini che artisti come unica possibilità di resistenza e di esistenza.
I cicli presentati a Bologna partono da “A che punto siamo con i fiori” che comprende opere sino al 1991,”I paesaggi impossibili quasi dal vero” che arrivano sino al 1995.Queste opere appartengono al periodo in cui il Maestro bolognese aderì alla Neo-Avanguardia ,testimone di una generazione ma anche testimone di sé stesso nel riproporre archetipi come i fiori dipinti dai mostri sacri della pittura internazionale,da Van Gogh in poi, ed i paesaggi in cui entra in aperta competizione con il tracciato pittorico e concettuale di Mario Schifano.
A differenza di altri artisti fondamentali della storia della pittura contemporanea italiana comunque Pozzati non concede nulla ,il bianco ed il nero,quasi una lavagna come traccia pittorica,l’essenzialità cezanniana della composizione e l’inevitabile esorcismo morandiano rappresentano il dolore freddo e dipinto del Maestro bolognese.E proprio verso il morandismo Pozzati( in una intervista contenuta nel ponderoso catalogo che è insieme un prodotto per il mercato ed un alto prodotto di cultura) manifesta una aperta insofferenza ribadendo che per l’artista contemporaneo è il momento di imparare a disimparare.
Le opere recentissme sono comprese,infine, nei due cicli titolati le “Sentinelle della pittura” e “Tutto di…testa”.Le sentinelle sono uccelli immaginari appollaiati sulle torri che dominano un possibile deserto dei tartari mentre le teste sembrano recuperare una nuova poesia degli affetti o la poesia tout court.
Valerio Grimaldi
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