Carol Bove, veduta della mostra, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, 2025, foto di Francesca Magnani
Per la prima volta, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York dedica una grande retrospettiva a Carol Bove, una delle artiste più influenti e sperimentali della scena contemporanea. La mostra, visitabile fino al 2 agosto, occupa l’intera spirale della rotonda progettata da Frank Lloyd Wright, ripercorrendo oltre 25 anni di attività, per offrire al pubblico un percorso che intreccia materia, forma e percezione.
L’universo di Bove, artista nata a Ginevra nel 1971 e attualmente a New York, è vasto e multiforme: dai collage su carta alle installazioni composte da libri tascabili, fino alle monumentali sculture in acciaio che sembrano piegare la rigidità industriale in gesti di sorprendente leggerezza. La sua ricerca parte sempre da un interrogativo sulla natura dello sguardo, sull’interazione tra superficie e spazio, sulla capacità dell’arte di amplificare la nostra consapevolezza visiva e immaginativa.
Per Bove, la rotonda del Guggenheim non è soltanto un contenitore espositivo ma un interlocutore attivo. L’artista ne interpreta le curve e le linee prospettiche come elementi scultorei, instaurando un dialogo sottile tra le proprie opere e l’architettura che le accoglie. Il visitatore avverte così una continuità percettiva: le opere “si guardano” da un livello all’altro, creando un gioco visivo di rimandi che supera i confini fisici della mostra.
In sintonia con il suo interesse per l’esperienza fisica e meditativa dello spazio, Bove ha ideato aree dedicate al riposo, alla riflessione e al gioco. Tra queste, sedute integrate nella struttura del museo, una biblioteca tattile che invita a esplorare materiali provenienti dal suo studio e dei tavoli da scacchi disegnati dall’artista stessa, a disposizione dei visitatori.
Coerentemente con la sua attenzione alle trasmissioni intergenerazionali del linguaggio artistico, Bove introduce nella mostra opere di altri autori che dialogano con la sua poetica. Uno dei momenti più significativi è la parziale riapertura — la prima dopo decenni — di un mosaico murale di Joan Miró e Josep Llorens Artigas, realizzato negli anni Sessanta e integrato nelle rampe del Guggenheim. Attraverso un’apertura a forma di diamante, il visitatore può ammirare nuovamente l’opera, ora parte integrante del percorso ideato da Bove, che reinterpreta il museo di Wright come “tempio dello spirito” aperto e luminoso.
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