Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Lorenzo Palmieri
Non è una normale conferenza ad aprire il Public Program legato alla retrospettiva di Rirkrit Tiravanija The House That Jack Built. Martedì 23 giugno 2026, a partire dalle 19:00, Pirelli HangarBicocca dedica una serata speciale all’artista thailandese, trasformando la mostra in uno spazio di incontro e di attivazione collettiva. L’appuntamento prenderà forma attraverso tre momenti distinti, che vogliono mettere in luce altrettanti aspetti della ricerca di Tiravanija: il dialogo, la condivisione del cibo e la produzione partecipata di esperienze. Si tratta di tre elementi che, fin dagli anni Novanta, hanno contribuito a ridefinire il concetto stesso di opera d’arte nella pratica dell’artista e che vengono qui estrinsecati pensando ad una partecipazione attiva del pubblico, chiamato a muoversi liberamente all’interno dello spazio espositivo.
La serata si svilupperà in tre momenti, cominciando con una conversazione tra l’artista e la critica d’arte e docente all’Università Iuav Angela Vettese; un incontro che si svolgerà direttamente all’interno del percorso della mostra e che consentirà al pubblico di seguire il dialogo mentre attraversa gli ambienti della retrospettiva. Grazie a un sistema di cuffie, i visitatori potranno muoversi tra le opere ascoltando la conversazione, in una modalità che rispecchia l’idea di esperienza immersiva e non frontale che caratterizza l’intero progetto espositivo.
Curata da Lucia Aspesi e Vicente TodolĂ, The House That Jack Built racconta la trentennale ricerca architettonica e spaziale portata avanti da Tiravanija: non la storia della casa, e neanche di chi l’ha edificata, quanto piuttosto come essa sia indirettamente connessa e interagisca con tutte le altre persone o cose che la circondano. Lo spazio è infatti invaso da un grande labirinto abitabile composto da installazioni che reinterpretano modelli e riferimenti dell’architettura modernista – da Le Corbusier a Carlo Scarpa – che vengono trasformati in luoghi abitabili, in cui riprodurre attivitĂ del quotidiano come mangiare, dormire, giocare.
Gli edifici tornano a essere strumenti di espressione di un valore legato al loro uso e alle persone che li abitano e vivono, più che della loro forma o dei nomi dietro la loro costruzione. La celebre filastrocca inglese ottocentesca – «This is the house that Jack built / This is the malt that lay in the house that Jack built […]» – che gioca proprio sul concetto di ripetitività e accumulo, si fa metafora di un apparente controsenso, rubando il riferimento ma finendo per raccontare, per capovolgimento, tutt’altro.
E questa dimensione partecipativa si esprime anche nella programmazione della seconda e terza parte della serata di domani. A partire dalle 20.30 circa, l’artista guiderà infatti una cooking session aperta al pubblico, in un momento conviviale che richiama direttamente quella dimensione relazionale al centro della ricerca di Tiravanija. Preparazione e condivisione del cibo, infatti, costituiscono da sempre uno degli aspetti più noti della sua pratica: cucinare diventa un gesto artistico capace di mettere in discussione le convenzioni dello spazio espositivo e ad abbattere il muro che separa la vita quotidiana e un contesto istituzionale, riattivando oggetti e relazioni sociali.
La conclusione della serata, prevista per le 22, metterà al centro The Sound That Jack Built, una performance sonora ideata dal collettivo musicale 19’40’’ appositamente per l’occasione che si svolgerà sull’opera untitled 2026 (demo station no. 9) (2026), un’installazione ispirata alla Raumbühne di Friedrich Kiesler. L’intervento, che prende spunto dal titolo della mostra, ruota attorno a una riflessione sul tema dell’autorialità , da sempre presente nel lavoro di Tiravanija.
Attraverso pratiche collettive di produzione sonora, il progetto mette in discussione la separazione tra chi crea, chi interpreta e chi assiste all’opera, abbattendo la netta separazione dei confini fra un ruolo e l’altro. Il pubblico sarà infatti chiamato a partecipare attivamente alla costruzione dell’esperienza. Tra i lavori presentati figurano The Sound That Jack Built, una composizione realizzata da Francesco Fusaro a partire dalla filastrocca evocata nel titolo della mostra; Per telefono di Sebastiano De Gennaro, che chiamerà gli spettatori a utilizzare i propri smartphone come strumenti musicali; e ancora Brano per ensemble e pubblico (s)concertato di Enrico Gabrielli, che esplorerà le dinamiche di rispecchiamento che si instaurano tra performer e ascoltatori.
The House That Jack Built si configura quindi come un dispositivo in continua trasformazione. Tiravanija riattiva oggi le forme dell’architettura modernista per verificarne la capacità di generare incontri e comunità temporanee. Conversare, cucinare, ascoltare e produrre suoni diventano azioni attraverso cui l’artista continua a interrogare il ruolo dell’arte come spazio condiviso, spostando l’attenzione dall’oggetto all’esperienza, e dalla contemplazione alla partecipazione.
L’ingresso a ciascuno dei tre eventi è libero e avverrà in ordine di arrivo, fino a esaurimento posti. Per accreditarsi all’evento è possibile presentarsi al banco di registrazione presso l’atrio del museo a partire dalle ore 18.00.
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