“Le fotografie che ho scattato riflettono il mio desiderio di sperimentare il luogo oggi, mantenendo al contempo una nozione del passato remoto e di quello recente”, così spiega Nancy Goldring il suo sguardo sulla città di Parma. Un’attenzione ai monumenti, ai dettagli. Che si traduce quindi in elaborazione, una serie di foto-proiezioni combinando mezzi grafici, fotografici e proiettati.
Nel piano della mostra, che si sviluppa circolarmente, è la sala al centro ad ospitare le immagini palimpsest che sono la specificità del lavoro della fotografa newyorkese, docente di disegno alla Montclair State University: al centro il profilo della cattedrale della città, citazione prospettica dai legni della sagrestia, intorno ed all’interno frammenti ricordo, informazioni raccolte, altre visioni, il tutto infine ri-fotografato.
Al di là di questa sala, un percorso d’immagini che svelano il piacere della sorpresa tra architetture e sculture di Parma e provincia, a volte capaci di offrire meraviglia anche a chi la città conosce bene. Nuovi tagli, diverse prospettive. Ma ci sono insieme fotografie che lasciano piuttosto trapelare il fascino dell’incontro con la storia da parte della stessa Goldring, il seicentesco Teatro Farnese, o il Regio, o ancora le scansie fitte di antichi volumi della Palatina.
Quasi una gioia ingenua pur nel prezioso gioco di luci, del variare dei punti di vista, per arrivare comunque in quello spazio centrale del percorso, alla costruzione disegnata, predisposta, gustosamente artificiale dei “palimpsest”.
A tratti esercizi di stile: le case di chiari colori, dall’aspetto popolare; incastri geometrici nelle pareti, tracce di precedenti architetture; ponteggi ed eleganti stucchi; riflessi d’acqua e notturni… Si coglie comunque sempre la sensibilità allo spazio costruito, ai volumi, con lo scatto che costruisce confini, offre cornici alla profondità.
“La sopravvivenza di opere del passato non è mai intatta” scrive David Levi Strauss nel catalogo della mostra – “Ogni cosa creata contiene i semi della propria fine”.
Stratificazioni nel tempo, la città come organismo vivente, in continua mutazione: potendo infine, nell’assoluto presente, ricomporre piani, sezioni, tagli, costruire “palinsesti” come documenti dalle molte tracce, sovrapposizioni di visioni tra cancellazioni e nuovi testi.
valeria ottolenghi
mostra visitata il 26 febbraio 2005
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