Nell’opera di Philip Taaffe è sempre stata forte l’interazione di tecniche tradizionali, come mascherature e impronte, e un loro utilizzo contemporaneo, reiterando queste operazioni, creando più strati sovrapposti, unendo le forme naturali di elementi biomorfi ai contorni artificiali di continue greche.
Nelle ultime opere della su produzione in mostra a San Marino, talemeccanismo si estremizza, tanto che i contorni si fondono sempre di più e il processo di sedimentazione si astrae nella mente dell’artista. All’interno di questa evoluzione il colore diviene unico elemento espressivo, capace di mettere in atto un inventario della realtà che si è fatto maggiormente interiore. Taaffe usa il pigmento in maniera quasi sacrale dando vita ad una versione inedita della tecnica di marmorizzazione. Anche in questo caso si tratta di modalità tradizionali (nel testo in catalogo Peter Lamborn Wilson ripercorre per esteso le origini e le evoluzioni di questa tecnica antica) riprese e rilette, inoltre anche in queste opere è presente una stratificazione dei diversi colori e delle diverse consistenze del pigmento. L’artista spiega di aver fatto colare il colore sulle superfici immerse nel liquido, ripetutamente, e di averlo trascinato, modificando la forza, l’inclinazione, la velocità, tenendo sotto controllo ogni istante in cui il colore si posa, si espande e scivola sulla superficie umida.
In questa sua cura estrema di ogni minima reazione del colore, Taaffe dice di agire in una sorta di trance, di trasporto totale. Proprio come Stan Brakhage interveniva manualmente sugli infiniti spezzoni delle sue pellicole, uno alla volta per interminabili momenti, e come i due artisti sono riusciti a conversare per due giorni consecutivi senza soluzione di continuità (le loro parole sono raccolte nel volume Composite Nature del ‘97).
Da questa sospensione risulta un’energia sottesa che pervade le nuove opere in maniera velata. Riescono ad essere piene nella loro bidimensionalità ed a nascondere al loro interno un intero mondo parallelo, attraverso un’astrazione basa su un potere immaginifico che non deve mai aggrapparsi alla pesantezza di un senso, di un titolo circoscritto e di una lettura precostituita.
L’artista appare in questo modo come una sorta di sciamano, capace di tradurre la forza e l’illimitatezza della natura. Dalla natura provengono infatti i colori che Taaffe usa, come dall’ambiente vegetale provenivano le foglie impresse sui lavori precedenti. Il verde, il blu, il rosso, declinati in diverse sfumature in base al modo in cui si sono fermati sulla superficie cartacea dell’opera. Nel titolo della mostra parla di Carte annuvolate, come se non fosse nemmeno la sua mano ad avere guidato il colore, ma la stessa essenza naturale.
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