Ecco cosa accade di fronte ad un quadro di David Simpson: l’unica cosa che riusciamo a vedere siamo noi stessi. E’ infatti il nostro punto di vista a modulare ciò cui siamo di fronte. Se cambiamo posizione, avvicinandoci o allontanandoci dal dipinto, il colore muta e non riusciamo a cogliere la vera misura o la profondità delle tele, né si può più localizzare o definire esattamente quale colore si sia formato. E’ un farsi continuo dell’opera, in un aspetto durativo che ricorda più le installazioni che la pittura. Un farsi sempre diverso e sempre imprevedibile, interattivo come solo le performance riescono ad essere; la completa vittoria del processo di percezione su quello di creazione. L’opera si fa da sé nel momento in cui l’occhio la coglie, non prima. Tali effetti polarizzanti sulla luce sono ottenuti tramite l’applicazione di colori interferenziali composti di titanio biossido su una precedente stesura di sei strati di pittura. Ciò che a pochi metri di distanza si fa cogliere come viola, da vicino diviene un blu intenso, elettrico. Le tonalità rosee che bordeggiano un grigio scuro, metallizzato, si spostano con noi fino a divenire centrali nel quadro, per poi inondarlo completamente di tenui tonalità. Punto chiave delle iridescenze, sempre la luce: la luce dell’inconoscibilità, o della conoscenza parziale, che ci permette
Una luce che quindi non scopre e non rivela se non per occultare; che anzi, in un gioco di parole, impedisce di vedere cosa vi sia al di là della nostra vista. O mostra che al di là di essa, al di là della percezione, non vi è proprio nulla. Non vi è quindi opera senza un occhio che la guardi, e mai un’opera resta la stessa per più persone, ma addirittura essa si centuplica per un solo visitatore, si fa con lui e solo in lui sopravvive. L’essenza si riduce a sperimentazione visiva, a superficie materica. La postmodernità riesce finalmente a realizzarsi pienamente nell’arte astratta pur non divenendo contraddittoria affermazione di alcuna forma artistica. La stanza completamente vuota che accoglie i quadri, anche se di dimensioni un po’ ridotte, permette di girare e sperimentare a pieno le possibilità della percezione.
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mostra visitata il 16 maggio 2005
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