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fino al 30.XI.2007 | Giovanni Manfredini | Napoli, Mimmo Scognamiglio

di - 13 Novembre 2007
Cosa avranno da dirsi un pittore d’altri tempi come Caravaggio e un artista contemporaneo come Giovanni Manfredini (Pavullo nel Frignano, Modena, 1963)? Cosa accomuna il barocco fiammeggiante del primo alle inclinazioni dark del secondo? A svelarlo è una mostra dell’artista emiliano, intitolata Napoli in croce e tesa a indagare la natura dicotomica della città partenopea.
I lavori che vestono le pareti della prima sala sono, nel numero, un implicito riferimento alle caravaggesche Sette opere di Misericordia. Riferimento che si esplicita quando, dall’abisso di un fondo a nerofumo, violando la bidimensionalità della superficie emergono piccoli libri aperti da impronte di mani. Fra le pagine s’indovinano particolari delle opere del Merisi, che Manfredini investe di luce al contempo divina e materica, plasmando così la sua idea di Napoli, “buio e luce, peccato e purificazione, insieme, Caravaggio e i tanti dopo di lui”.
Tuttavia, da questo suo essere “e” congiunzione di opposte tendenze, la città sembra uscirne lacerata, sofferente. Lo suggerisce un’opera dai toni apocalittici come quella che dà titolo alla mostra: una grande croce di carta, su cui la matita traccia sottili “indiscrezioni” bibliche. Nella fragilità del supporto e nei numerosi richiami alle vicende della Passione di Cristo, essa è infatti capace di suggellare il martirio della Napoli crocifissa dai suoi flagelli, fin troppo noti.
Visionari, conturbanti, metaforici, i lavori di Manfredini nascono da una riflessione sulla storia dell’uomo. E come l’uomo, che è uno e molteplice, anch’esse si piegano a diverse interpretazioni, declinano verità di volta in volta diverse. In quest’ottica, le opere di Napoli sembrano essere l’altra faccia della mostra presentata a Bologna lo scorso dicembre. Anche qui troviamo la croce, le nature morte caravaggesche, le crocifissioni; e tuttavia, si vestono di un significato diverso: diventano celebrazione di quella umanità che, nonostante i limiti e i facili esistenzialismi, riesce a trascendere la sua imperfettibilità e a farsi divina, santa. A Napoli, invece, essa conosce e soccombe ai suoi limiti. La consunzione della carne non è catarsi, ma dramma senza risoluzione. Così, il rantolo dell’uomo -consapevole della sua disfatta- è un’immagine, una superficie impressionabile Senza titolo su cui il corpo turbato si accascia, lasciando un’impronta di sé scomposta e sofferente, come quella di un Cristo.
Qualcuno potrebbe gridare allo scandalo leggendo in questo modus operandi un’incapacità di rinnovamento, una monotonia di figurazioni che si propinano sempre identiche a loro stesse. Non potrebbe essere, invece, il miracolo di una pittura che, parlando del sacro, si divinizza ed è quindi in grado di traslare qualsiasi significato fino a rinnovarsi? Mistero della fede.

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dal 4 ottobre al 30 novembre 2007
Giovanni Manfredini – Napoli in croce
Mimmo Scognamiglio Arte Contemporanea
Via Mariano d’Ayala, 6 (zona Chiaia) – 80121 Napoli
Orario: da lunedì a venerdì ore 10.30-13.30 e 15.30-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 081400871; fax +39 08119576621; info@mimmoscognamiglio.com; www.mimmoscognamiglio.com

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