Cosa ci fanno Majakovskij, Tolstoj, Gogol’ e Malevič a Modena? Lev e Vladimir, l’uno in bronzo e l’altro in ghisa, e Kazimir, dipinto tra i suoi allievi, immobili nella loro condizione di icone, devolvono ai “giocattoli” degli anni Settanta di Leonid Sokov (Mikhalevo, Russia, 1941), il movimento, il colore, gli impulsi vitali. Tengono tra le mani le opere della parodia del socialismo e diventano, senza volerlo, portavoce silenziosi della satira dell’ideologia. Sono icone, certo, in quanto scultura e pittura, ma lo sono soprattutto perché incarnazioni, ognuno a proprio modo, di quella rivoluzione lontana, utopica, violenta e in fin dei conti, fallita. Sono immagini fisse e intensamente svuotate. Un po’ come il Che Guevara stampato sulle magliettine rosse, che alcuni odierni trentenni tengono nell’armadio.
E che dire del ritratto in ferro battuto di Gogol’? Qui è il naso, quello che l’assessore Kovalev si accorge una mattina di aver perso, in uno dei più famosi racconti pietroburghesi, a prendere il sopravvento tra i lineamenti di Gogol’. Il naso, che manca completamente all’altero burocrate, emblema degli statici apparati politici di tutto il mondo, in Gogol’ diventa massa imperiosa, un cuneo, simile al triangolo rosso, simbolo del comunismo, che El Lissitskij conficcava nel cerchio bianco della controrivoluzione. Colpite i bianchi con il cuneo rosso, famosissimo manifesto del 1919, viene reinterpretato da Sokov, con il triangolo e il cerchio, entrambi di legno, che rimangono distanti, divisi da solidi cerchi in ferro battuto, che un omino chinato goffamente può percuotere
Sokov insiste nella parodia del realismo socialista, ma anche della debacle delle avanguardie in Russian Letter the Hard Sign in cui fa notare come “se si prende la teiera di Malevič creata da lui negli anni Venti e si sostituisce il coperchio con la torretta di una carro armato, si ottiene alla fin fine il design del tank sovietico di quegli anni”.
In Forged Time una sorta di lunga trave di ferro, adagiata su una distesa di sabbia, segna con una sensibile variazione cromatica, il passaggio del tempo. Forged significa battuto, forgiato, come il ferro appunto, ma anche contraffatto, falsificato, come se la teleologia, la convinzione che l’universo tenda ad un determinato fine, nascondesse un qualche imbroglio, una mistificazione. Tutt’attorno all’asta orizzontale, 68 piccole architetture identificano i periodi storici che si sono succeduti. Dai dolmen, attraverso le piramidi, il Colosseo, la biblioteca di Celso ad Efeso, Piazza S. Pietro, la Torre Eiffel, la Sagrada Familia si giunge al Flatiron, al Chrysler e all’Empire State Building. Fino alla Sidney Opera House e alle Torri Gemelle, inevitabilmente poste di traverso, quasi accasciate, sulla massiccia e brillante linea retta che corre verso il futuro.
thelma gramolelli
mostra visitata il 10 dicembre 2005
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