La curatrice Marilena Pasquali ci invita a questa mostra attraverso le parole di Bataille “Klee, mi sembra, aveva proprio la dolcezza di un vizio, qualche cosa di meno distante di quanto non sia generalmente la pittura e che io riesco a fatica a distinguere da me stesso”.
Non è una semplice esposizione didattica, non una lezione di storia dell’arte preconfezionata, che dobbiamo solo apprendere. Ci troviamo davanti ad una sfida: 99 opere in cui cercare le figure del mondo naturale, quelle figure che Klee trasforma, astrae, nasconde e, allo stesso tempo, riscopre attraverso le potenzialità della forma.
Sono presenti disegni, opere su carta ad olio, acquarelli e litografie. La materia non costituisce l’aspetto fondamentale: è solo ciò che aiuta Klee a rappresentare la forma. La mostra non ha un ordine chiaro e definito; alcune stanze si concentrano su temi specifici, ma, nell’insieme, l’esposizione è un movimento continuo di anticipazioni, riprese e approfondimenti. Paul Klee studia la realtà naturale, va sotto la superficie per trovare le forme prime, l’origine della materia. Nelle varie opere discorsivizza figure nuove applicando regole ricorrenti. Con un gioco combinatorio dota i suoi soggetti di qualità camaleontiche. Per esempio, se ci soffermiamo su “Americano-Giapponese”, scorgiamo occhi, ma anche una fiamma di candela. E così ci ricordiamo che quella fiamma l’abbiamo già incontrata qualche metro prima sotto altre spoglie: è il fiore, l’anima della vita in “Gioco garbato di prestigio” e chissà quante altre cose negli altri quadri.
Tra le varie stanze vi segnalo quella dei paesaggi. Le opere qui riunite rappresentano in modo esemplare la ricerca del segno puro, che nella realtà assume aspetto polimorfo (da cui proviene il titolo della mostra “Figure e Metamorfosi”). Il cerchio è il sole nero, la luna d’argento o la chioma degli alberi. Il parallelo è immediato con i paesaggi di Cezanne e con quelli di Morandi. Morandi e Klee sono uniti dall’ammirazione per il maestro francese. I linguaggi e le rese finali sono evidentemente diverse, ma comune è la ricerca interiore, l’indagine della natura per far emergere un mondo più vasto. C’è arte astratta o metafisica, ma non surreale. In entrambi gli artisti il soggetto non è il particolare mimetico e realistico, ma è comunque l’universo naturale, l’essenza ricorrente dell’universo naturale. Sta a noi visitatori ricoprire in ogni opera la forma, la legge, insomma ciò che ritorna e chiude in modo coerente il cerchio dell’esposizione.
Venti opere sono esposte dal 2 dicembre nella ex chiesa di S.Giorgio in Poggiale. Qui due motivi sono esplorati con più attenzione: Klee e l’immagine, che si ricollega alle opere esposte al Museo Morandi; Klee e la musica. Sono raccolte quelle immagini che evidenziano il carattere fluido, dinamico, quasi danzante del tratto dell’artista. In alcuni dipinti (“Fluttuando nell’acqua”, “Il vaso di Pandora come natura morta”) le forme sembrano appoggiate sulle righe di un pentagramma.
Infine, accanto alla mostra, si svilupperanno numerose iniziative laterali, come i concerti di “Musica Insieme”, un ciclo di conferenze sulla figura di Klee e alcune visite guidate.
Non perdete questa esposizione eccezionale: senza alcun dubbio una delle più interessanti e stimolanti all’interno delle iniziative di Bologna 2000, città europea della cultura.
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Per saperne di più:
Museo Morandi
www.artv.it
Marta Severo
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