Il disegno è –come ha scritto Emilio Tadini– il momento della massima libertà. Che sia strumento di studio per opere più vaste e meditate, che sia un lavoro in sé finito, semplice appunto visivo, o ancora guizzo della mente da bloccare in un segno, il disegno è anzitutto luogo di ricerca, calligrafia dell’idea che diviene forma.
Concetto Pozzati oltre ad essere noto artista è anche un inaspettato collezionista di quel particolare genere che è appunto il disegno. La collezione Pozzati, composta da alcune centinaia di fogli, copre l’intero arco del ‘900, dal Liberty alla Transavanguardia, dal Futurismo alla Pop art, e oltre. Una raccolta che non è però sistematica, trascurando alcuni importanti nomi e soffermandosi invece un po’ troppo su altri. Ma la sistematicità a ben vedere è peculiarità del museo, non del collezionista, più volto ad assecondare la propria sensibilità, i propri personalissimi gusti, che un’idea di astratta completezza.
Della sua vasta raccolta, visionabile quasi per intero nel bel volume di recente pubblicazione edito da Maretti, già lo scorso anno venne esposta una prima accurata selezione dedicata a quel primo Novecento fatto di avanguardie e ritorni all’ardine; in questa nuova occasione la cronologia si sposta alla seconda metà del secolo.
Anche la selezione risente dell’occhio personale di Pozzati, e grandi nomi presenti in collezione sono stati talvolta trascurati a vantaggio di artisti meno noti. Le opere esposte sono però generalmente di buona qualità ed offrono nel loro susseguirsi piacevoli sorprese, a iniziare da un lavoro di Max Ernst eseguito con quella particolare tecnica che è il frottage. D’indubbio interesse è poi vedere come due scultori –Henry Moore e Pietro Consagra– si siano cimentati nel campo del disegno. Emilio Vedova affronta con un segno violento e convulso un soggetto ancor’oggi di scottante attualità, la guerra e i suoi effetti sulla popolazione civile (Madre e bambino sotto un bombardamento). A uno stile informale si rifanno anche i disegni di Ennio Morlotti (presente anche con un’opera più figurativa), Mattia Moreni, Emilio Scanavino e Tancredi.
Ben testimoniati anche i protagonisti dell’arte povera e della transavanguardia; pur essendo tutti lavori di qualità segnaliamo in particolare un matita e collage di Alighiero Boetti e un disegno a matite colorate di Enzo Cucchi del 1976. Ammirevole, per espressione d’energia ed estrema stilizzazione, anche un disegno di James Brown del 1982.
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bibliografia
Biblioteca di segni. Da una collezione di Concetto Pozzati, Cesena, Maretti Editore, 2004
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