Dopo la grande mostra che Torino ha dedicato all’arte del continente nero anche a Bologna approda l’arte africana. Sono quattro artisti, Willie Bester, Bob Bobson, Conrad Botes e Jackson Nkumanda. Propongono opere profondamente differenti, per tecnica e risultato compositivo, ciò nonostante rimane qualcosa di comune.
Per primo si incontra Conrad Botes (1969), che riempie superfici di vetro con colori opachi e coprenti. Grandi campiture piatte dividono gli spazi, sopra compaiono disegni gestuali, veloci, che si compongono con linee nere. Queste opere hanno in se’ un dualismo, in quanto si avvicinano allo spettatore con un linguaggio rassicurante e piacevole (colori caldi e figure in stile fumettistico), poi colpiscono con un messsaggio di denuncia contro le ipocrisie del razzismo. Botes è un artista impegnato in una lotta intellettuale contro i soprusi dei bianchi.
Non meno conturbanti sono gli assemblaggi di Willie Bester (1956), che un po’ come un dottor Frankenstein mette insieme vari pezzi per dar vita a nuovi personaggi. Le sue creature però sono solo dipinte. Gli assemblaggi vanno a recuperare i pezzi non dal cimitero, ma tra i rifiuti. Così non deve stupire di vedere, ad esempio, una pala tutta ammaccata, sulla quale un ritratto di bambino dipinto ci guarda.
Le città di Jackson Nkumanda (1948), sono coloratissime e affollatissime, tridimensionali e curate in tutti i dettagli. Tra povertà e allegria tante piccole persone si muovono tra piccole vie, affacciandosi da piccole finestre di piccole case. E’ un’esplosione di vita che circola vivace e serpeggia senza sosta.
In ultimo le fotografie di Bob Bobson. Non si tratta di un solo artista, se pure il nome lo faccia pensare, ma di uno studio fotografico che fu fondato attorno agli anni 60. Da quella data, si susseguono vari artisti tutti della famiglia Bobson. Lo studio documenta gente comune o celebri personalità. A tutti la stessa sorte, quella di essere intrappolati nell’istantanea ora e per sempre, ma con un preciso riferimento alla storia, infatti i protagonisti indossano vesti tradizionali.
Quattro artisti per quattro tecniche raccontano con vera emozione un paese: l’Africa.
laura branca
mostra visitata il 21 marzo 2004
Un tour tra gli highlights della quindicesima edizione della fiera, durante la preview. Con oltre cento gallerie internazionali, senza limiti…
Intervista al curatore del Padiglione India alla Biennale d'Arte di Venezia 2026: Amin Jaffer ci parla di identità plurale, materiali…
Annunciate le 34 gallerie per il debutto milanese di Paris Internationale: la fiera conferma il suo taglio curatoriale, tra dialoghi…
Cento bandiere palestinesi, ricamate collettivamente a partire da testi provenienti da Gaza, accompagneranno la seconda missione via mare della Global…
Kounellis, Pistoletto, Penone, Paolini: dalla fine degli anni '60, l'obiettivo discreto di Paolo Mussat Sartor ha fissato per sempre opere,…
Dalla scansione del proprio cervello durante il digiuno a 260 sculture ceramiche. Con World of Plenty, Itamar Gilboa affronta la…