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fino al 5.XII.2004 | Piero Manai | Bologna, Gam e Palazzo Saraceni

di - 8 Novembre 2004

La fede nell’esistenza del doppio è una credenza diffusa.” scriveva Otto RankNell’immagine duplicata da uno specchio, dall’acqua, da un ritratto e anche dall’ombra, le superstizioni popolari europee e non, individuano la reificazione dell’anima e preventivamente ne esorcizzano la precarietà con una serie di riti e tabù (basti pensare alla minaccia dei sette anni di sventura a chi infrange uno specchio)”.
Piero Manai (1951-1988) non temeva il proprio doppio. Negli anni 1984-85 due figure popolano i suoi grandi oli: sono autoritratti, o forse ombre, che condividono il medesimo spazio, che ripetutamente si trovano unite, seppure in pose differenti o in atmosfere cromatiche mutate. Di primo acchito trasmettono un vago malessere, un senso di inquietudine incerto: si percepisce l’incapacità di uno dei due esseri, quello dai toni più accesi, di liberarsi dalla presenza persistente del proprio cupo gemello. Ma ad uno sguardo più accorto s’intuisce come la presunta insofferenza non sia nient’altro che necessità: è una reciproca dipendenza quella che lega le due creature, suggellata dalla mano posata amichevolmente sul ginocchio del compagno in Due figure, la stessa interdipendenza del William Wilson di Edgar Allan Poe, che uccidendo il proprio doppio omonimo è condannato ad una morte certa.
Se della Transavanguardia Manai non accoglie l’esplosione neo-espressionista dei colori, prediligendo una tavolozza meno esuberante, e una pennellata deformante memore di Schiele, Gerstl e Kokoschka, della tendenza degli anni Ottanta, recepisce l’abbandono delle utopie progressiste d’impegno etico e politico e il conseguente dispiego di energie tutto rivolto all’introspezione, nella consapevolezza esistenzialista della finitudine dell’uomo.
Altro topos atto alla conoscenza, ma anche alla moltiplicazione dell’io, è il tema della maschera. Tutta una parete della sala grande della Gam è dedicata ai 55 disegni di Autoritratto con maschera 1889, del 1980: il ciclo dedicato ad Ensor si presenta come una quadreria del grottesco, con teschi, rapaci dai becchi adunchi, animali antropomorfi o uomini bestiali, in bilico tra dramma e ironia. E’ la stessa ambiguità che pervade l’osservatore di fronte alle mutilazioni inflitte ai corpi in certi quadri, con figure in bilico su una sola gamba o private da un taglio netto di un arto, ma che non manifestano alcun dolore, assuefatte alla mancanza e alla pena. Le amputazioni forgiano dei torsi, dei semi-uomini, ma anche delle teste che subiscono ulteriori deturpamenti, come anamorfosi genetiche che prolungano il cranio in un andamento verticale, quasi fosse stato estratto a fatica da un forcipe durante il parto.
Tanto la Gam si avvale di un allestimento scarno, con pareti vuote che permettono un respiro provvidenziale tra le grevi corporalità, quanto a Palazzo Saraceni la disposizione delle opere è serrata, un po’ opprimente nella riproposizione in piccole e medie dimensioni dei medesimi temi, sebbene su supporti differenti, come gli acetati.

thelma gramolelli
mostra visitata il 15 ottobre 2004


Piero Manai – Una retrospettiva. Opere dal 1968 al 1988
Bologna, Galleria d’Arte Moderna, Piazza Costituzione 3 (zona Fiera); Fondazione Cassa di Risparmio, Palazzo Saraceni, via Farini 15
orario di visita: dal martedì alla domenica 10 – 18. Chiuso il lunedì
ingresso: GAM 4€, ridotto 2€; Palazzo Saraceni gratuito
a cura di Vittoria Coen e Peter Weiermair
catalogo: Piero Manai – Silvana Editoriale; testi di Peter Weiermair, Vittoria Coen, Tilman Osterwold, Claudio Cerritelli, Maura Pozzati; 30 €
per informazioni: Simona Di Giovannantonio, Ufficio stampa GAM Bologna, tel. 051.502859 – fax 051.371032, ufficiostampagam@comune.bologna.it  – www.galleriadartemoderna.bo.it ; Annalisa Bellocci, Ufficio stampa Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, tel. 051.275417 – 338.1537468 – fax 051.274068, usfcrb@libero.it


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