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fino al 6.III.2005 | Cina. Pittura contemporanea | Bologna, San Giorgio in Poggiale e Palazzo Saraceni

di - 7 Febbraio 2005

Altro che le Marylin di Andy Warhol. Mao Tse-tung, per altro riprodotto dallo stesso maestro della pop-art, è senz’altro tra i personaggi più popular sulla faccia della terra, considerando la frequenza con cui egli sia comparso per decenni su francobolli e manifesti, copertine di libri e stampe popolari, quadri e sculture. E questo non solo nel paese più popolato del mondo, la Cina, ma anche nel resto del globo, grazie ad un ufficio stampa e propaganda senza eguali. Certo nella Cina post piazza Tien An Men, aperta al mercato ma ancora restia al rispetto dei diritti civili, la situazione è profondamente mutata, occidentalizzata nelle forme.
La mostra organizzata dalla Fondazione Carisbo ed ospitata in due sedi –a San Giorgio in Poggiale le opere di grande formato, a Palazzo Saraceni la maggior parte dei lavori- documenta la situazione attuale della pittura cinese. Presentata forse con un po’ troppa enfasi –la prima esposizione al mondo dedicata alla pittura contemporanea cinese– la mostra propone quaranta tele di una ventina d’artisti che ben rappresentano i rivoli della pittura del Celeste Impero, privi di correnti dominanti e straordinariamente vicini all’Occidente globalizzato. Accompagna l’allestimento –la segnalazione è d’obbligo per la qualità della pubblicazione- un imponente e accurato libro – catalogo, edito da Damiani.

L’icona-Mao ritorna, ma in ambientazioni decisamente altre, profondamente ironiche. E’ il caso delle opere di Shi Xinning, uno degli artisti più interessanti e sorprendentemente affine, per tematiche e soprattutto linguaggio espressivo, al nostro Montesano. Il condottiero è ritratto con la sua inconfondibile divisa in improbabili situazioni: ora in compagnia di Valeria Marini, ora a fianco di Churchill, Stalin e Roosevelt a Yalta. Tutt’altro clima respirano i ritratti femminili di Feng Zhengjie. Lo sguardo inquietante, da Salomé cyborg, è sempre incorniciato da tonalità acide e -forte di un acceso strabismo- non smette di catturare lo sguardo dello spettatore. A proposito di creature ibride, un’altra artista, Ma Liuming, associa a corpi di bambine, sospese spesso nel monocromo della tela, il proprio minuzioso autoritratto. L’occidente caratterizza non solo le forme, ma anche gli stati d’animo delle persone ritrattate, inquiete e disincantate, che se prima trovavano un sorriso (plastificato) nella tessera di partito o nello stringere l’immancabile libretto rosso, ora sembrano rinvenirlo in una compressa di Prozac piuttosto che nel fumo annoiato dell’ennesima sigaretta, come ci raccontano le opere di He Sen. Zhang Xiaotao è tra i pochi a dimostrare solidi legami con la tradizione. I suoi lavori, pur con cromie decisamente mutate, ricordano infatti le popolari carte ritagliate colorate, ma anche le maschere del folklore locale. Uno sguardo elegantemente fotografico è invece quello di Yang Qian: corpi femminili riflessi da specchi imbevuti d’umidità, appannati da un vapore denso e corposo. Sensuale come ciò che dietro il suo velo nasconde.

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duccio dogheria


Cina. Pittura contemporanea, a cura di Vittoria Coen
Bologna, Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Carisbo, San Giorgio in Poggiale, via Nazario Sauro 22 e Palazzo Saraceni, via Farini 15
mar-dom 10.00-18.00
ingresso gratuito ad ambedue le sedi
Catalogo ed. Damiani
tel. 0516454 111 fax 0516454499
Fondazione@carisbo.it
www.fondazionecarisbo.it
www.damianieditore.it

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