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Fino al 7.X.2001 | Pericle Fazzini. Il respiro dell’immenso | Repubblica di San Marino

di - 30 Luglio 2001

“Per far sì che lo spirito dell’uomo rimanga sulla terra bisogna infonderlo nell’opera e questa sarà immortale…”
La vicenda umana e artistica di Fazzini si intreccia a tratti con la storia vissuta giorno per giorno nell’Italia del fascismo, dei ritorni all’ordine degli anni Trenta, poi della guerra e ancora della ricostruzione e dell’Informale, e a tratti se ne discosta completamente, prendendo il volo sostenuta dalla profondità della fede con cui ha sempre affrontato il suo lavoro.
Parlare di arte sacra nel XX secolo vuol dire restringere il campo ad una sottile fetta di produzione architettonica, plastica o pittorica, ma parlare di arte che abbia in sé il sentimento del sacro è quasi andare a cercare una rarità, tanto che spesso le due, la forma esterna e il sentimento interno, non coincidono. Ma questa è storia vecchia.
L’arte di Fazzini riunisce, in modo stupefacente, la forma e il sentimento. Figlio di un ebanista, ebbe ben presto contatti con la materia pura, con il legno, al quale si aggiunsero nel corso degli studi la pietra, il bronzo e l’aria (scultore del vento, lo chiamava Ungaretti): aria che muove le cose, che si trasforma in un soffio e, nell’ottica dell’ispirazione cristiana che lo ha sempre guidato, porta in alto e s’infila nella materia, la plasma, la informa di sé, come spirito creatore.
Materia, dunque, aria, fede e la teatralità espressiva della scultura barocca. Questi i punti fermi di una produzione che parte in modo ufficiale nel ’32, quando Fazzini vinse il concorso per il Monumento alla Vittoria Fascista. Seguono gli anni delle mostre all’estero, finché nel ’38 il gruppo di artisti milanesi riunitisi intorno alla rivista “Corrente” dà nuovo slancio e una formulazione definita a quell’esigenza di ritorno alla rappresentazione del reale che è già nell’aria da tempo. L’attività di “Corrente” a Milano ha vita breve, chiusa l’anno dopo dal regime, ma tanto è bastato per dare un impulso al gruppo di giovani artisti romani, di cui Fazzini fa parte (e con lui Guttuso, Mafai, Mirko, Afro…) e che intensifica la sua attività fino allo scoppio della guerra.
L’esperienza delle armi non passa senza lasciare traccia. Degli anni della guerra sono alcuni bronzetti leggeri, piccole forme, appunti semplici e sereni come il “Ragazzo con i gabbiani”, ma anche il “Fucilato”: la convivenza dei sentimenti che hanno dato vita a opere tanto diverse parla da sé. Gli anni Cinquanta sono permeati dal misticismo, da una parte, e dall’altra da quella versione tutta sua dello spirito dell’Informale che è ricerca dell’origine – e del senso – del creato, che Fazzini vive come fascinazione della natura: due strade che convergono comunque verso un apice di concentrazione, verso “quel vivido piccolo fuoco che arde in tutti noi, che vive solo per quei momenti in cui raggiungiamo la perfezione” (Bach).
Nel 1972 Paolo VI gli commissiona la Resurrezione tuttora esposta nell’Aula Nervi, la sala delle udienze papali.
E’ l’apice della sua ricerca, una fatica fisica e spirituale, una sorta di testamento attraverso il quale dà forma compiuta alla sua necessità della scultura, all’arte come passaggio, percezione, tensione verso l’eterno. Un’arte che per lui è misticismo e insieme necessità di farne parte con gli altri uomini, ai quali in un certo senso dedica la sua opera: “…li voglio far vivere il mondo che il nostro spirito s’affanna a cercare”.
Morirà nel 1984. San Marino gli dedica una mostra all’aperto, con 14 opere visibili anche in notturna.


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Chiara Albonico



“Pericle Fazzini. Il respiro dell’immenso”
Dal 13 luglio 2001 al 7 ottobre 2001.
Piazzetta del Titano 2, San Marino Città – Repubblica di San Marino.
Ingresso: gratuito.
Tel: 0549/872314 Fax: 0549/872700


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