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fino al 7.X.2007 | Femmes d’images | Savignano (fc), Ex palestra Champions

di - 3 Ottobre 2007
Donne che raccontano un quotidiano disincantato, lucido, attraversato da simbolismi, che rincorre le proprie radici. Un’identità depurata dagli stereotipi. Amal Saade, Farida Hamak, Jananne Al-Ani, Majida Khattari, Mouna Karray, Patricia Triki, Rana El Nemr, Reem Al Faisal, Rula Halawi, Susan Hefuna: sono tutte arabe le artiste selezionate da Michket Krifa per la mostra itinerante Femmes d’images, prodotta da CulturesFrance e presentata al SI Fest, il Savignano Immagini Festival, in collaborazione con l’Alliance Française di Bologna. Le loro tematiche ben si collocano all’interno di questa XVI edizione della kermesse della città romagnola che, sotto la direzione di Laura Serani, è dedicata a Singolare/plurale, identità e percezione. Nel corso del 2007, Femmes d’images è stata a Kiev, al Cairo, a Ramallah e Naplouse, nei territori palestinesi, e a novembre si sposterà a Tunisi, dove al secondo piano del Musée de la Ville sarà arricchita dai lavori di otto fotografe e videoartiste locali.
Esiste o non esiste un’identità delle donne arabe? Krifa -tunisina che vive da oltre vent’anni a Parigi- ammette la complessità della risposta: “Lavoro duramente per definire la singolarità di ciascuna artista, schivando ogni possibile generalizzazione” afferma . “Identità sessuale, origine etnica, culturale, politica e, soprattutto, background personale. Tutti questi elementi combinati insieme delineano quella che è l’autentica espressione di ogni artista, qualunque sia il suo luogo di provenienza. Essere un’artista di origine o cultura araba non è importante di per sé, a meno che non lo si voglia rendere parte della propria arte. Personalmente sono più interessata all’ibridazione, piuttosto che all’aspetto etnico”.

Parlano un arabo ricco di inflessioni dialettali queste artiste che provengono da aree diverse: dal Nord Africa alla penisola arabica passando per il Medio Oriente. La loro voce narrante è la fotografia, a eccezione di Majida Khattari, che per Sogno di una giovane donna ricorre a un’installazione video (problemi tecnici, purtroppo, non ne permettono la visione nella sede espositiva di Savignano). Tre storie, in particolare, contribuiscono con grande sensibilità ad analizzare aspetti sociali e politici difficili dei nostri tempi. Viaggi metaforici. Nella serie La metropolitana (2003) -cinque immagini a colori scattate nella metropolitana del Cairo- Rana El-Nemr cattura nei volti anonimi delle viaggiatrici la noia del quotidiano, l’ansia, la stanchezza, le preoccupazioni, l’indifferenza. Una variabile di stati d’animo della classe media egiziana contemporanea, fra modernità e tradizione. Ancora il viaggio -o, meglio, l’intimità negata all’interno del viaggio- è oggetto della serie in bianco e nero di Rula Halawani, Intimità. L’inquadratura esclude volutamente i volti della gente, puntando l’attenzione sulla gestualità, sulle mani di chi è al di qua e di chi è al di là della pietra porosa, luogo di confine tra due mondi. Il luogo specifico è il check-point israeliano di Qalandia. Da una parte c’è l’attesa, la paura, dall’altra il potere. Una scatola di cartone aperta, mani che frugano al suo interno; una busta di plastica nera, una sacca di tela, una valigetta ventiquattr’ore. Non c’è intimità per chi si appresta a varcare il confine. Il messaggio è chiaro.

Torna indietro nel tempo, partendo dalla memoria personale, Farida Hamak. Storia di una immigrazione è un altro viaggio, anche questo in bianco e nero. Protagonista la sua famiglia: madre, padre, il fratello Said, le sorelle, la nipote Lydia. Un diario tra la Francia e il villaggio di Tazrout in Algeria. “Un giorno, in pieno inverno, partiamo per la Francia. Lei toglie il velo che portava da quando aveva 11 anni. Ha 27 anni. Siamo nel 1956”, scrive Hamak nella didascalia della foto che ritrae la madre. L’album di famiglia prende colore, diventa la voce comune di una collettività numerosa: “Nello spazio proprio delle fotografie, mia madre diventava una donna che poteva parlare, in totale libertà, di altre madri, del loro coraggio e della loro lotta per cambiare lo stato delle cose. Queste fotografie sono un tributo al coraggio e alla dignità di una madre e di tutte le donne della sua generazione senza più radici. Il suo sradicamento ha creato ciò che io sono adesso”.

manuela de leonardis
mostra visitata il 29 settembre 2007


dal 14 settembre al 7 ottobre 2007
Femmes d’images
a cura di Michket Krifa
Ex palestra Champions
via Castelvecchio, 45 – Savignano sul Rubicone (FC)
Orario: sabato e domenica ore 10-13 e 15-19; negli altri giorni su appuntamentoIngresso libero
Artiste partecipanti: Amal Saade, Farida Hamak, Jananne Al-Ani, Majida Khattari, Mouna Karray, Patricia Triki, Rana El Nemr, Reem Al Faisal, Rula Halawi, Susan Hefuna
Info: tel. +39 0541944017; info@savignanoimmagini.it; www.savignanoimmagini.it

[exibart]

Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

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