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fino al 9.V.2004 | Il nudo tra ideale e realtà. Una storia dal Neoclassicismo ad oggi | Bologna, Galleria d’Arte Moderna

di - 28 Gennaio 2004

Un’ampia collettiva, molto ambiziosa (e a quanto pare altrettanto costosa) in pieno ‘stile Weiermair’, affronta le innumerevoli varianti con cui la nudità è apparsa nell’arco di due secoli di storia dell’arte. Una rassegna impegnativa articolata in tre sezioni –pittura e scultura, fotografia, performance– che raccoglie circa 400 opere, con alcuni grandi capolavori, per ripercorrere il nudo come uno dei generi classici.
Un itinerario davvero affascinante in cui però manca uno sguardo, mirato e puntuale, attento al contemporaneo e maggiormente sensibile alla situazione attuale. Si parte dal Neoclassicismo, da un corpo, privo di ogni componente passionale, essenza stessa del bello ideale propugnato da Winckelmann e appreso nelle Accademie; nella sala centrale sono raccolte celebri sculture di Canova, Thorvaldsen, Bartolini , in un tripudio di luci limpide e terse di grande nitore formale e valorizzate da un allestimento suggestivo. Da Julien de Parme a David Ingres si passa dai precetti classici ai primi fermenti preromantici, dal nudo puro e casto modellato sull’antico a quello romantico, tra abbandoni e sensazioni, alla scoperta di un sentire concitato, rivisitando il ‘600 emiliano e il colorismo veneto, come in Hayez, ormai lontano dalla linearità, dal rigore, dal candore secco e freddo della materia neoclassica. Il realismo di Courbet, la mobilità della luce che in Renoir conferisce densità illusoria e al tempo stesso rende la verità ottica della vibrazione luminosa, le sintesi ardite di Degas, la sigla nervosa e contratta di Lautrec e la durata della forma rispetto alla transitorietà dell’impressione visiva in Cèzanne.
Poi il Novecento. Un trapasso psicologico ed esistenziale, carico di risonanze interiori con i Simbolisti, la sensualità funerea di von Stuck, il corpo diafano della Nuda Veritas nella bella saletta dedicata a  Klimt in una profusione di ornati, i disegni di Schiele di corpi inquieti e scheletrici, epidermidi tese come drammatici presagi di un rivolgimento espressivo. Quello che poi avverrà nell’area espressionista, in cui il nudo è colto in una natura febbrile e pulsante luogo dell’istinto e della felicità, attraverso la deformazione iconica e una cromìa violenta. Poi Picasso e il Cubismo in chiave concreta, il Realismo Magico, la Nuova Oggettività e con una rapida carrellata questo corpo diventa qualità organica con l’Informale, le drammatiche liquefazioni di Bacon, la contorsione onirica della Bourgeois, tutto il mondo della secondarietà dell’Arte Americana e della Pop. E giù giù fino al young british Marc Quinn passando per Andy Warhol e Gilbert&George.
Un’ottima sezione è dedicata alla fotografia, dai primi dagherrotipi ad una parte della scena attuale attraverso grandi nomi, fino alla performances. Inizia e conclude simbolicamente la mostra un’azione performativa di Marina Abramovic e Ulaydel 1977 realizzata proprio alla GAM di Bologna: l’ingresso della galleria è presidiato dai due artisti nudi e per passare è obbligatoria un’inaspettata e disturbante strusciatina. Un lavoro molto forte e incisivo. Soprattutto rispetto alla superficiale spettacolarità di Stelarc e della Beecroft che chiudono il percorso.

elvira vannini
mostra visitata il 21 gennaio 2004


Il nudo fra ideale e realtà. Una storia dal Neoclassicismo ad oggi
Bologna, Galleria d’Arte Moderna, Piazza della Costituzione 3,
Curatori: Peter Weiermair, Giusi Vecchi, Samuel Vitali, Uliana Zanetti
Ingresso intero 7,50 euro, ridotto e gruppi 5 euro, scuole 3 euro.
Orari mart/dom 10/19 – lun 13/19
Tel.051 502859 – fax 051 371032, e-mail: ufficiostampaGAM@comune.bologna.it
Sito mostra, www.ilnudoidealerealta.it


[exibart]

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  • ragazzi andatela a vedere questa mostra e favolosa e la migliore opera a mio parere è Nuda veritas di Klimt!

  • Mi interesso di fotografia ed ho visto la mostra stamattina.
    Sono "sazio" da tanta dovizia di opere, ma almeno altrettanto perplesso dal disordine, anche estetico con cui sono state affastonate.
    Trovo tremendo accostare Newton a Mapplehorpe, tanto per fare un esempio.
    In più la densità delle opere impediva di fatto di concentrarsi nella visione.
    Una omissione a mio aviso imperdonabile poi (o forse non l'ho notato nella folla delle opere) è stato non inserire Mikhailov, un autore che ha rivoluzionato l'idea e l'estetica del nudo in fotografia.

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