Un’ampia collettiva, molto ambiziosa (e a quanto pare altrettanto costosa) in pieno ‘stile Weiermair’, affronta le innumerevoli varianti con cui la nudità è apparsa nell’arco di due secoli di storia dell’arte. Una rassegna impegnativa articolata in tre sezioni –pittura e scultura, fotografia, performance– che raccoglie circa 400 opere, con alcuni grandi capolavori, per ripercorrere il nudo come uno dei generi classici.
Un itinerario davvero affascinante in cui però manca uno sguardo, mirato e puntuale, attento al contemporaneo e maggiormente sensibile alla situazione attuale. Si parte dal Neoclassicismo, da un corpo, privo di ogni componente passionale, essenza stessa del bello ideale propugnato da Winckelmann e appreso nelle Accademie; nella sala
Poi il Novecento. Un trapasso psicologico ed esistenziale, carico di risonanze interiori con i Simbolisti, la sensualità funerea di von Stuck, il corpo diafano della Nuda Veritas nella bella saletta dedicata a Klimt in una profusione di ornati, i disegni di Schiele di corpi inquieti e scheletrici, epidermidi tese come drammatici presagi di un rivolgimento espressivo. Quello che poi avverrà nell’area espressionista, in cui il nudo è colto in una natura febbrile e pulsante luogo dell’istinto e della felicità, attraverso la deformazione iconica e una cromìa violenta. Poi Picasso e il Cubismo in chiave concreta, il Realismo Magico, la Nuova Oggettività e con una rapida carrellata questo corpo diventa qualità organica con l’Informale, le drammatiche liquefazioni di Bacon, la contorsione onirica della Bourgeois, tutto il mondo della secondarietà dell’Arte Americana e della Pop. E giù giù fino al young british Marc Quinn passando per Andy Warhol e Gilbert&George.
elvira vannini
mostra visitata il 21 gennaio 2004
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cara elvira,
sei la punta di diamante di synapser!!!
ragazzi andatela a vedere questa mostra e favolosa e la migliore opera a mio parere è Nuda veritas di Klimt!
Mi interesso di fotografia ed ho visto la mostra stamattina.
Sono "sazio" da tanta dovizia di opere, ma almeno altrettanto perplesso dal disordine, anche estetico con cui sono state affastonate.
Trovo tremendo accostare Newton a Mapplehorpe, tanto per fare un esempio.
In più la densità delle opere impediva di fatto di concentrarsi nella visione.
Una omissione a mio aviso imperdonabile poi (o forse non l'ho notato nella folla delle opere) è stato non inserire Mikhailov, un autore che ha rivoluzionato l'idea e l'estetica del nudo in fotografia.