Nel mese di novembre (dal 5 al 20) si è tenuta ad Imola la 19° edizione del Baccanale, una manifestazione gastronomica che ogni anno abbraccia un tema diverso (il titolo dell’ultima edizione è stato Il dolce della vita). L’immagine simbolo scelta era un dipinto di Josè Van Roy Dalì (figlio di Salvador) –Il mare della golosità– raffigurante un mare fatto di dolci, nel quale vanno alla deriva coni gelati e leccornie varie, in pieno stile surrealista. A Dalì Jr. è stata dedicata anche una mostra personale, durata tutto il periodo della manifestazione, a cui se ne accompagnavano un’altra quindicina suddivise tra esposizioni gastronomiche e culturali (arte, fumetti, libri rari, storia). Il Baccanale quindi, si sforza di diventare un evento che travalichi il puro gusto del cibo stimolando un’attività culturale crescente. Imola vuole, insomma, puntare nuovi riflettori su se stessa, e per questo adotta una politica culturale che cerca di allargare i propri orizzonti.
E’ questo il clima in cui si inaugura l’esposizione di cui andiamo a parlare, una mostra di arte antica dedicata a Giovanni Domenico Valentini (1639-1715), pittore riscoperto proprio dagli imolesi e associato al Baccanale. Il motivo lo possiamo trovare in un’annotazione risalente al 1725, in cui il Cardinale Benedetto Pamphilj ne scrive come di un “pittore di cocine e di robe mangiative”.
A dire il vero, la storia dell’interesse per questo artista risale al 2002, quando la Cassa di Risparmio di Imola comperò sul mercato antiquario una sua tela. Di Valentini non si sapeva altro se non il fatto che fosse nato a Roma e che in un suo dipinto compariva la scritta “Gio. Domen. Vale[…]no Imola 1681”. Dopo le ricerche di un comitato scientifico presieduto da Andrea Emiliani e dal curatore della mostra Giovanni Asioli Martini, le notizie ora sono abbastanza da permettere la pubblicazione di un catalogo di duecento pagine.
Una delle informazioni più rilevanti nel contesto, spesso citata dagli organizzatori, è il trasferimento di Valentini a Imola in seguito al matrimonio con una donna del posto. A quest’informazione segue l’acquisto di sei opere dell’artista da parte sempre della Cassa di Risparmio e l’idea di realizzare questa mostra che contiene 24 opere.
Tranne due nature morte di tappeti turchi, tutte sono sullo stesso tema: interni di cucine o di laboratori di spezierie, in cui ogni oggetto viene descritto con una cura minuziosa. Gli ambienti sono sempre bui, quasi tetri, delineati da molte ombre, pochi colori e un’immobilità data dall’assenza di elementi veramente vivi e in movimento. Anche quando compare una figura umana, questa è quasi vista come un mobile o un altro strumento, un accessorio dell’ambiente e non il contrario. I dipinti si distinguono in due categorie: una prima in cui la cucina –o la spezieria- è vista nella sua interezza a una certa distanza, senza la scelta di determinati elementi come protagonisti; e una seconda dove invece Valentini dipinge soltanto alcuni particolari, tralasciando la descrizione dell’ambiente. Infine, per descrivere il senso delle sue scelte, ecco direttamente dal catalogo poche parole che spiegando un’opera riassumono in realtà tutto il lavoro di Valentini: “Ancora una volta una scena di vita domestica quale potevasi vedere nelle case più umili, una delle tante telette che mettevano in piazza le sue predilezioni per la vita semplice e la quotidianità, quadri senza seguito nella Roma barocca, che gli stessi dilettanti dovettero guardare con costernazione, ma che probabilmente ottennero miglior fortuna in terra di Romagna e nella vicina Emilia”.
carolina lio
mostra visitata il 12 novembre 2005
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