“Fuori dall’ombra”: così si è deciso di chiamare la mostra che dal 24 gennaio 2001 occupa il secondo piano della Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Tale titolo è quanto mai rivelatore: Fuori dall’ombra devono emergere gli stupendi dipinti che erano stati dimenticati nei depositi e che pochi ancora ricordavano. Fuori dall’ombra gli artisti di quelle opere, i cui nomi suonano sconosciuti ai più ma che in realtà meritano una nuova attenzione. Fuori dall’ombra la cultura bolognese che non deve più nascondersi dietro l’etichetta del provincialismo ma deve emergere per portare alla luce tanta arte.
La disposizione della collezione conduce lo spettatore lungo una passeggiata circolare, obbligandolo a seguire una linea cronologica ben precisa. La visita inizia con due quadri, l’uno di fronte all’altro. Il soggetto in entrambi i quadri è un paesaggio; gli autori sono padre e figlio, Flavio e Luigi Bertelli; l’anno che appare è il 1895. Queste forti analogie mettono in maggior risalto l’enorme differenza che riscontriamo a livello di contenuto.
Nel quadro del padre la luce è quella del tramonto, del calare del sole e delle speranze di un uomo; in quello del giovane Bertelli l’atmosfera è quella dell’alba, del giorno nuovo che inizia. O, se vogliamo, del nuovo secolo. Il messaggio è chiaro: le opere che seguono vanno lette come un excursus attraverso il XX secolo, manifestano le speranze nutrite da chi vi si affacciava, le angosce e le paure di chi ha dovuto esprimere la propria vena artistica sotto regime, o combattendo al fronte. Per questo appare azzeccatissima la scelta di dividere il percorso in diverse aree, ognuna delle quali con un titolo esplicativo del preciso momento storico e della concezione artistica predominante. Alla fine della passeggiata si ha la sensazione di aver attraversato tutto il secolo, di avere provato le sensazioni di quegli artisti che tanto efficacemente hanno saputo rendere le loro esperienze.
Le opere manifestano la vivacità culturale che Bologna ha sempre stimolato e sono un notevole contributo sia alla memoria della cultura bolognese che allo stimolo per future iniziative simili, le quali possano favorire un maggior apprezzamento –non solo in ambito locale- delle opere e degli artisti di questa città.
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Sara Taddei
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