Categorie: Cinema

Addio a Béla Tarr, morto a 70 anni l’intransigente anarchico del cinema

di - 7 Gennaio 2026

È morto il 6 gennaio 2026, a Budapest, Béla Tarr, uno dei cineasti più radicali e influenti del cinema contemporaneo. Aveva 70 anni. La notizia chiude una delle traiettorie artistiche più coerenti, rigorose e riconoscibili del secondo Novecento e dei primi decenni del nuovo secolo, un percorso che ha cambiato in profondità il modo di pensare il tempo cinematografico e la responsabilità dello sguardo.

Nato a Pécs nel 1955 e cresciuto a Budapest, Tarr si avvicina al cinema giovanissimo, fondando a 16 anni un collettivo di cinema amatoriale e realizzando film in 8mm che attirano l’attenzione dei Béla Balázs Studios. Il suo debutto nel lungometraggio, con Nido familiare (1979), nasce in un contesto di forte urgenza sociale: un cinema povero nei mezzi ma preciso nell’etica, vicino al documentarismo e attento alle condizioni materiali della vita sotto il governo comunista ungherese. In questa prima fase – che comprende anche Szabadgyalog e Panelkapcsolat – Tarr osserva la realtà con la macchina da presa a spalla, spesso affidandosi ad attori non professionisti e a un realismo senza consolazioni.

Il punto di svolta arriva a metà degli anni Ottanta. Con Almanacco d’autunno e, soprattutto, con Perdizione (1988), Tarr inizia a costruire quello stile che lo renderà un autore di culto: lunghissimi piani sequenza, movimenti di macchina lenti e ipnotici, bianco e nero come scelta etica prima ancora che estetica, un tempo dilatato fino a diventare esperienza fisica per lo spettatore.

Béla Tarr, Perdizione (1987)

Questo percorso culmina con Satantango (1994), monumentale adattamento dell’omonimo romanzo di László Krasznahorkai, sette ore e mezza di cinema che hanno ridefinito il concetto stesso di durata filmica. Un’opera che Susan Sontag definì tra le più importanti del suo tempo e che ancora oggi figura in molte liste dei migliori film della storia. A seguire arrivano Le armonie di Werckmeister (2000), cupa e visionaria parabola apocalittica, e L’uomo di Londra (2007), singolare deviazione nel territorio del noir, tratto da Simenon, con attori noti come Tilda Swinton ma senza rinunciare alla sua grammatica rigorosa.

Con Il cavallo di Torino (2011), Orso d’argento al Festival di Berlino, Tarr sembra chiudere consapevolmente il proprio percorso. Ispirato a un celebre aneddoto su Nietzsche, il film riduce il mondo a pochi gesti ripetuti, a una natura ostile, a un’umanità che scivola lentamente verso il silenzio. Subito dopo, il regista annuncia il ritiro dal cinema di finzione, una scelta coerente con un’idea di arte come percorso non replicabile all’infinito.

Béla Tarr al Festival di Berlino

Ma negli anni successivi Tarr non aveva smesso di lavorare sul linguaggio delle immagini. Si trasferì a Sarajevo, fondò la film.factory, una scuola internazionale di cinema basata su un modello aperto e non accademico, sviluppando progetti che attraversano performance, installazione e spazio espositivo, come Till the End of the World e Missing People. Parallelamente, ha portato avanti il suo impegno civile, prendendo posizione a difesa della libertà artistica e dei diritti umani, come nel caso del sostegno ai registi iraniani perseguitati.

Fondamentale, lungo tutta la sua carriera, è stato il lavoro collettivo: il sodalizio con lo scrittore László Krasznahorkai, con il compositore Mihály Víg, con la moglie e co-regista Ágnes Hranitzky e con direttori della fotografia come Gábor Medvigy e Fred Kelemen. Un cinema apparentemente monolitico ma in realtà costruito su un equilibrio fragile, dove ogni elemento contribuisce a una visione del mondo segnata da nichilismo e solitudine e illuminata da sprazzi di lucidità estrema.

Béla Tarr, Missing People (2019)

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Il mondo instabile e il messaggio attualissimo di Mona Hatoum alla Fondazione Prada di Milano

Con “Over, under and in between”, l'artista Mona Hatoum entra negli spazi milanesi di Fondazione Prada con un progetto site…

30 Gennaio 2026 18:38
  • Progetti e iniziative

The Human Safety Net: Marinella Senatore porta a Venezia un progetto partecipativo

Negli spazi della Casa di The Human Safety Net alle Procuratie di Venezia, Marinella Senatore presenterà un progetto partecipativo che…

30 Gennaio 2026 18:30
  • Mercato

C’è un unicorno all’asta da Sotheby’s, ed è stimato fino a mezzo milione

Un rarissimo arazzo "millefleurs" franco-fiammingo con unicorno e fauna fantastica arriva in vendita a New York. È uno degli esempi…

30 Gennaio 2026 17:24
  • Progetti e iniziative

SpazioC21 ad Arte Fiera Bologna: Paolo Pellegrin ed EGS, tra immagine e materia

SpazioC21 porta ad Arte Fiera di Bologna un dialogo tra le immagini di Paolo Pellegrin e le sculture in vetro…

30 Gennaio 2026 16:28
  • Progetti e iniziative

21Art apre la nuova sede a Roma e rilancia il modello di galleria contemporanea

Non solo spazio espositivo ma hub culturale con un programma dal respiro internazionale: è stata inaugurata nel centro storico di…

30 Gennaio 2026 14:21
  • Arte contemporanea

L’arte contemporanea entra al Berghain: un’installazione di Pierre Huyghe nel tempio del clubbing berlinese

Nell’ex centrale elettrica diventata tempio della nightlife globale, Pierre Huyghe presenta Liminals: un grande ambiente immersivo che mette in crisi…

30 Gennaio 2026 13:23