Pop Corn #27. La rivoluzionaria Capri di Marianna Fontana, con l’occhio di Martone

di - 11 Ottobre 2020

In Capri-Revolution, Mario Martone ci racconta una storia di un secolo fa, quando sull’Isola di Capri un pittore molto carismatico fonda una comune di artisti devoti alla natura, che praticano il nudismo e mangiano cibo vegetariano: Lucia (Marianna Fontana), una giovane donna originaria dell’isola, da il contributo alla sua famiglia, dove recentemente è scomparso il padre, nel pascolare le capre e nel mentre scopre questa comunità, che inizia a frequentare. I fratelli, che detengono l’autorità di famiglia, non approvano la sua curiosità e pian piano Lucia si allontana e impara a leggere e scrivere, diventando sempre più introspettiva e indipendente nonostante tutti gli abitanti, che la conoscono da sempre, la disapprovino, e la sua famiglia l’abbia rinnegata. Il medico del paese, un giovane dalle idee socialiste, riconosce in lei una sensibilità particolare e vorrebbe farla studiare da infermiera, ma Lucia preferisce restare legata alla comunità di artisti. Finché le incomprensioni, allo scoppio della guerra, le faranno capire di non poter appartenere a nessun gruppo e ad altri che se stessa.

Foto di scena, Mario Spada

Lucia è una ragazza diversa, vive isolata insieme alla famiglia e si occupa delle loro capre, un incarico abbastanza insolito per una ragazza, soprattutto della sua età, generalmente preoccupata di trovare marito e sistemarsi. Ma, esattamente, sistemarsi significherebbe portare avanti la stessa vita della madre: sposare un uomo, anche qualcuno che non si ama, riprodursi e costituire un nucleo famigliare, chiudersi, badare alla casa e provvedere a tutte le necessità del marito e dei figli all’interno di quelle quattro mura, senza potersi esprimere. Se poi nascono figli maschi, l’opinione della donna va ulteriormente in coda. La vera disgrazia è se nascono figlie femmine, perché l’unico investimento possibile per loro è un buon matrimonio con cui togliersi il pensiero.

L’originalità di Lucia

Ecco Lucia no, non è quel tipo di ragazza. Lo capisce subito il giovane medico, un progressista appena arrivato sull’isola, che intravede in Lucia la possibilità di emanciparsi attraverso il lavoro, facendo quindi l’infermiera. Lucia però vuole fare di testa sua, comprendere la vera natura del messaggio artistico e umano di questa comunità che la attrae moltissimo, dalla quale impara molte cose, anche a leggere e scrivere. Solo che anche quel posto, nel tempo, le diventa stretto, ne scorge le debolezze e i margini di comodità dietro i quali anche questi artisti celano le loro ideologie e il loro pensiero.

Lucia riesce ad affrontare la sua originalità da sola e, una volta recatasi dalla madre per scusarsi della sua condotta e salutarla, scopre che quest’ultima appoggia la sua stravaganza, se così possiamo chiamarla, e la sostiene nella sua partenza per abbracciare la libertà di esprimersi e diventare la persona che vuole essere. Sola, senza condizionamenti, senza limiti.

Capri-Revolution inizialmente doveva chiamarsi Capri Batteria, lo stesso titolo dell’opera d’arte realizzata da Joseph Beuys nel 1985. Il film è stato presentato alla 75ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, dove ha raccolto numerosi consensi di pubblico e critica.

Marianna Fontana, Capri Revolution, 2018, regia di Mario Martone

Per tutti gli altri Pop Corn, la rubrica di exibart dedicata ai grandi personaggi femminili della storia del cinema, potete cliccare qui.

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