Pop Corn #54: gli scorci di Hiroshima nei flash back di Emmanuelle Riva

di - 18 Aprile 2021

Hiroshima mon amour racconta la relazione occasionale tra lei (Emmanuelle Riva), un’attrice francese, e lui (Eiji Okada), un architetto giapponese. I due si sono conosciuti in un bar e trascorrono la notte insieme, quando lei narra soprattutto le sue impressioni scioccanti sulla città dove si trovano, Hiroshima, e sulle conseguenze lasciate dallo scoppio della bomba che segnò la fine della guerra. La donna si trova lì per girare un film ma deve tornare a Parigi l’indomani e l’uomo cerca di convincerla a restare. I due attraversano la città e parlano, intrecciando storie e immagini, passato e presente.

Questo film di Alain Resnais è celeberrimo sia perché incarna una delle prime opere appartenenti alla corrente francese della Nouvelle Vague, ma anche perché la sceneggiatura originale è stata scritta da Marguerite Duras. La narrazione incarna alcune delle caratteristiche del movimento francese, con un andamento frammentato dai flashback e da un immaginario forte, oltre al fatto che il finale resta in sospeso grazie a una scelta deliberata.

Forse la prima riflessione artistica sul disastro causato dallo scoppio della bomba atomica, Hiroshima mon amour sembra ripercorrere la consapevolezza dell’occidente rispetto alle modalità in cui la guerra terminò. Il tutto è narrato dagli occhi scioccati e commossi di questa attrice francese che si trova lì per girare un film sulla pace e riporta le sue impressioni sulla città in modo commosso e commovente. Contemporaneamente, la disperazione di alcune situazioni locali fa riemergere in lei il ricordo della sua relazione con un soldato tedesco in tempo di guerra nella sua città d’origine, Nevers, di cui ripercorre le tappe, indugiando sugli scorci cittadini, e ricordando il suo momento di pazza disperazione dopo la morte dell’amante e la conseguente vergogna della famiglia che la portò a trasferirsi a Parigi.

Il film uscì nel 1959 e mette in relazione diversi elementi molto nuovi. La macro questione di Hiroshima viene sottolineata con riprese esplicite sullo stato della città e dei suoi cittadini inserite in un film d’autore, forse per la prima volta. Si entra poi nella storia privata di questa donna che, confidandosi nel corso di in un rapporto occasionale, racconta della relazione clandestina che, a 18 anni, le ha stravolto la vita perché, una volta perso l’amante, il dolore l’ha fatta scoprire dalla famiglia che, invece di aiutarla, l’ha isolata aggravandone la sua condizione, al punto da preferire andare a vivere da sola a Parigi, decidendo di fare l’attrice. Il tutto, coronato dall’ammissione della protagonista di ritrovarsi ogni tanto coinvolta in rapporti occasionali, mentre è a letto con uno sconosciuto.

La libertà femminile di essere se stesse, celebrata dalla Nouvelle Vague, viene spesso rappresentata da donne che hanno una bellezza e un talento straordinari ed è la stessa che spesso diventa protagonista anche dei libri di Marguerite Duras. Il film ricevette la candidatura all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale ed è entrato nell’immaginario collettivo.

Emanuelle Riva, Hiroshima mon amour, 1959, regia di Alain Resnais

Per tutti gli altri Pop Corn, la rubrica di exibart dedicata ai grandi personaggi femminili della storia del cinema, potete cliccare qui.

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