Allestita negli spazi dell’ex falegnameria Rocca, la mostra Design ante litteram, la sedia leggera di Chiavari dall’800 a oggi, visitabile fino al prossimo 4 maggio, regala una visione interna e profonda su uno dei più antichi prodotti del disegno industriale italiano. La nascita della sedia leggera di Chiavari è contenuta nell’antonomasia che la battezza con il nome (o meglio il soprannome) del suo inventore, l’ebanista Giuseppe Gaetano Descalzi detto il Campanino (Chiavari, 29 settembre 1767 – 23 dicembre 1855). Originariamente ispirata allo stile Direttorio della Francia post-rivoluzionaria a cavallo tra i secoli XVIII e XIX, la produzione delle sedie campanino si concentra da subito sul tema della leggerezza, consentita dall’uso di legni locali, come il ciliegio, l’acero, il faggio, adatti a costruire una struttura delicatamente curvata nei suoi elementi, e dall’impagliatura fatta di sottili listelli di salice. Del resto, leggera è l’attributo che si fa nome nella sedia disegnata da Gio Ponti sulla traccia dei maestri ebanisti chiavaresi e realizzata da Cesare Cassina all’inizio degli anni Cinquanta.
Prodotta a Chiavari partire dai primi anni dell’Ottocento e inevitabilmente figlia del gusto di un’epoca, la sedia trova elementi di analogia con produzioni contemporanee, ma geograficamente lontane, si pensi a quella proto-funzionalista dello stile Shaker americano o a quella, di enorme fortuna, degli arredi viennesi di legno curvato. In oltre due secoli di storia, la sedia di Chiavari vede impegnati nel disegno dei suoi modelli non solo ebanisti di formazione e di pratica, ma anche artisti prestati alla produzione di arredi, come Emanuele Rambaldi, pittore e ceramista nato a Pieve di Teco nel 1903 e scomparso a Savona nel 1968.
Gli ambienti della mostra non si limitano a quelli del Laboratorio della sedia di Chiavari, donati da Guido e Anna Rocca, gli ultimi eredi dell’attività ebanistica che vi ha avuto sede fino agli inizi del presente secolo, alla Società Economica: l’esposizione – curata da Davide Conti, organizzata dall’ Associazione Culturale Liguria Design e realizzata grazie al contributo dei produttori F.lli Levaggi e Podestà sedie, di Atelier Costa, delle famiglie Negrello, Citi e Sanguineti – si estende nelle strade della città , coinvolgendo attività commerciali e spazi culturali.
Mettendo in scena centinaia di modelli diversi dello stesso tipo, la mostra ha il grande pregio di mostrarci la nuova meraviglia per qualcosa che pensavamo di conoscere, raccontandoci la storia di un inesauribile lavoro di ricerca intorno alla forma e ai materiali svolto in oltre duecento anni. La struttura dell’esposizione ha la qualità di offrire, oltre alla concentrazione di oggetti e documenti nella sede principale di via Piacenza 80, dove gli ambienti sono ancora in parte occupati da materiali, strumenti e macchine usati per produrre le sedie, anche la diffusione capillare di pezzi all’interno del tessuto della città . Così, l’ambientazione narrativa urbana consente di costruire da sé una trama coinvolgente senza dover ricorrere al supporto di strutture allestitive: spostarsi per le strade di Chiavari alla ricerca delle sue sedie genera una esplorazione profonda e personale degli stessi luoghi che hanno prodotto il fenomeno culturale della sedia leggera.
Il ciclo di mostre nel foyer del teatro Pacta di Milano prosegue con una esposizione di opere di Andrea Mirabelli…
Lampade, orologi, arredi e altri oggetti, a forma di pane, pizza, hamburger e pomodori: al MoMA Mart di New York,…
Un saggio ironico e rigoroso, recentemente pubblicato da Franco Broccardi ed edito da Nomos, smonta i clichĂ© sul valore della…
Tendo a impostare la fase di ricerca e sviluppo di un progetto o di una serie di lavori secondo una…
Fino al 15 febbraio, la Fondazione Vasarely ospita la prima grande retrospettiva dedicata a Claire Vasarely (1909–1990), artista e designer,…
La mostra personale di Erika Pellicci alla Galleria ME Vannucci di Pistoia, fino al 16 febbraio 2026, ritrae un’intimitĂ in…