La Tingo Gallery festeggia il suo primo compleanno con oggetti che hanno fatto la storia del design finlandese, come il vaso Savoy di Alvar Aalto, le porcellane e le posate, i vetri di Timo Sarpaneva e le sedute ergonomiche in betulla di Tapiovaara. Ma anche creazioni di Heikkilä, Nurmesniemi e Kokko, per citarne solo alcuni. L’allestimento è curato da Lino Sabbatini, noto designer italiano e grande estimatore del design finlandese, che qui espone con grande semplicità, seguendo il detto finlandese secondo cui “meglio spoglio e semplice che elaborato e di cattivo gusto”. Davvero, gli oggetti in mostra non possono che risaltare su superfici bianche e avvolti dal candore delle pareti, spezzato solo da alcuni pannelli grigi, forse a sottolineare l’importanza della luce nella tradizione finnica.
Luce riflessa dalle porcellane, dalle posate e dai vetri di Sarpaneva, il quale inventa, per il noto marchio Iittala, un procedimento di lavorazione del vetro a vapore, utilizzato per le sue prime sculture, e che successivamente realizza altri procedimenti di lavorazione del vetro declinati in opere quali Ambiente, Archipelago e Claritas, titoli fortemente evocativi dell’ambiente che ha nutrito la vita, lo sguardo e la fantasia del designer. L’humus locale ha dato vita anche a un altro simbolo del design suomi: il vaso Savoy di Alvar Aalto, inizialmente battezzato “pantalone in cuoio di donna eschimese”, ma che ricorda più direttamente le linee ondulate dei fiordi. Le geografie finlandesi, i boschi, le distese ghiacciate, la presenza/assenza di luce, sono presenti in tutti i segni che definiscono questi oggetti fortemente caratterizzati dall’uso di materiali locali plasmati in linee eleganti, originali e fortemente evocatrici della realtà locale.
Lo spirito democratico finlandese sicuramente traspare da questi oggetti, che, come sottolinea Anty Pansera, sono “destinati alla gente, fruibili da tutti”, grazie alla volontà di designer quali Timo Sarpaneva che sottrae la sua collezione I-Glass all’isolamento del pezzo unico d’artista producendola in serie attraverso procedimenti industriali proprio per raggiungere un pubblico più vasto. Sebbene di larga diffusione e presenti in molte case non si tratta tuttavia di meri oggetti d’uso privi d’identità, ma di opere d’arte tout court, produzione di un paese che ha preferito declinare la propria creatività nella chiave del design “domestico” piuttosto che degli astrattismi dell’arte contemporanea.
giorgia losio
mostra visitata il 25 novembre 2006
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