Categorie: Mostre

Lungo la scia delle lucciole: la nuova mostra da Atipografia

di - 1 Marzo 2026

Secondo episodio di una trilogia dedicata alla natura tridimensionale dell’umano e alla complessità della contemporaneità (il primo era costituito dalla mostra Matermània/Matermanìa che affrontava la maternità come prima forma di dissoluzione dell’io nel noi), L’ombra delle lucciole, a cura di Alfonso Cariolato e Luigi de Marzi, è la nuova esposizione di Atipografia, ad Arzignano. Questo nuovo capitolo sposta l’attenzione sul tema della luce, concepita non come una forza che sovrasta l’ombra ma che veicola, nell’oscurità, preziose apparizioni e presenze. Davanti alla sconfinata terra del mistero, che resta inaccessibile nella sua totalità, avvertiamo l’urgenza di accogliere questo naturale stato dell’esistere: la mutevole coesistenza tra luce e ombra.

Aprono il percorso espositivo le tele di Marco Tirelli, dove la scala dei grigi scandisce un apparire lento dell’oggetto. Mentre la luce compenetra silenziosamente lo spazio, l’oscurità si fa pulviscolo, emanazione attiva che interroga la vastità e i confini dell’orizzonte percettivo. Ogni chiarore sussurra all’ombra i propri segreti, è l’attesa di un’epifania mai chiaramente annunciata.

Exhibition view, L’ombra delle lucciole, Atipografia, Ph. Eleonora Vaccaretti

Sulle carte e tavole di Silvia Inselvini c’è tutta l’insaziabilità gestuale di un tratto che esplora tutte le traiettorie, incroci e terminazioni nervose: «Ho sempre letto tanto e mi sono data alla scrittura per un periodo, capendo presto che non era il mio. La penna però è rimasta uno strumento di grande fascino, ho tramutato l’esigenza di scrivere in atto creativo libero». Novantasei fogli di carta meticolosamente numerati compongono la sua opera Notturni: la ritualità è ipnotica, serrante, l’inchiostro si rincorre dando vita a infinite modulazioni di colore. La densità espressiva nega e invade il bianco del fondo, plasmando una luminosità velata ed emotiva, come se qualcosa palpitasse dietro il nostro occhio.

Mats Bergquist in Shadow of a smile e Ikon ricorre alla millenaria tecnica dell’encausto – dal greco enkaustikos, ‘bruciare dentro’ – dove la luce non solo rimbalza sulla superficie ma penetra tra gli strati traslucidi di cera, come se un bagliore latente ardesse al suo interno. Le tavole invitano ad un raccoglimento contemplativo: sfumato ogni confine, luce e ombra stringono un infinito sodalizio: si inseguono, si compenetrano e si annullano instancabilmente.

Exhibition view, L’ombra delle lucciole, Atipografia, Ph. Eleonora Vaccaretti

Nel trittico che conclude lo spazio della Galleria, Loes Van Roozendaal usa il nero come matrice, afferrando la luce che tinge e manipola l’ambiente. In T02526 l’artista traduce in pittura la visione di un canovaccio, colto in un singolo e indefinito frangente della sua domesticità. Sottopone così gli oggetti quotidiani alla flessione del cambiamento, incessante e multiforme, per rivelare la natura profondamente suscettibile dello sguardo.

Attraversando il percorso di mostra, gli ambienti di Atipografia divengono spazi di viva risonanza. Qui gli artisti si fanno custodi di bagliori flebili ed eterei: tracce che si manifestano nel grigiore del presente come stati dell’essere tra il visibile e l’invisibile. È qui che l’arte ci guida lungo la scia diafana delle lucciole, la cui presenza si rivela solo nel contrasto con il buio.

Exhibition view, L’ombra delle lucciole, Atipografia, Ph. Eleonora Vaccaretti

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