La contemporaneità nelle case,
altri modi di vivere il presente, il sentimento del cambiamento, della
metamorfosi: il dialogo con la ricerca si ramifica, grazie all’uso dei
materiali e ai riferimenti culturali. Si confondono i confini sociologici. E,
trascorsi alcuni decenni, gli oggetti aiutano a ricordare, a capire. E pare di
cogliere anche l’ottimismo degli anni ‘60 – quell’allunaggio del ’69 che
qualcuno ipotizza solo teatrale – con i designer che si mettono in gioco per opere
già pensate al plurale, pronte a venire incontro a intuizioni, pre-visioni,
desideri spesso confusi e indistinti, che appartengono all’immaginario
collettivo.
La luce è l’anello di congiunzione
tra spazio e tempo: si viaggia sempre più velocemente, si superano limiti, ma
alla fine, nella realtà, ogni sera si ritorna alla propria casa, antico porto
di rassicurazione. Ma non è un mondo diverso: il contagio del rinnovamento
entra nelle cucine, nei modelli creativi di tavoli e sedie.
questo è inevitabilmente ancor più esplicito: per l’opera in sé che si mostra,
e per quanto, allo scatto dell’interruttore, svela intorno, con ritmi di
chiarore e ombre, scansione visiva, architettonica e d’arredo, lo spazio nei
giochi di pieni e vuoti, percezioni fisiche ed emotive che si intrecciano.
E comprensibilmente Arturo
Dell’Acqua Bellavitis, presidente della Fondazione del Museo del Design,
sottolinea come, in una tale mostra, riaffiori con forza la complessa relazione
fra arte e artigianato, progetto in serie e produttore, mentre si coglie la “sintesi
profondamente ingegnosa di nuove applicazioni di materiali e tecnologie”.
Pop design? Del resto, racconti e
fumetti, film e manifesti si ispirano volentieri alla fantascienza: ma quanto è
lontano fisicamente – negli anni, luoghi e tempi impossibili da raggiungere
nell’ambito di una sola vita umana – tanto sa ispirare la quotidianità,
proiettandola in qualche modo, “popolarmente”, tra pubblicità e consumismo,
nella vita di tutti i giorni.
Bello il catalogo, che risponde,
proprio con la molteplicità delle immagini, al bisogno di cogliere la vastità,
l’articolazione della ricerca, opere dove prevalgono le forme a sfera, comunque
la rotondità, la moltiplicazione/sospensione degli elementi, il movimento di
alcune parti, come per lo spazio celeste, corpi circolari, ellissi concentriche
che scivolano l’una sull’altra.
valeria ottolenghi
mostra visitata il 24 giugno 2010
la rubrica design è diretta da valia barriello
dal 12 maggio al 5 settembre 2010
Space Age Lights. Tra gusto pop e desiderio di
avanguardia
a cura di Gianluca Sgalippa
Triennale Design Museum
Viale
Alemagna, 6 (Parco Sempione) – 20121 Milano
Orario: da martedì a domenica ore 10.30-20.30; giovedì
ore 10.30-23
Ingresso libero
Catalogo Electa
Info: tel. +39 02724341; fax +39 0289010693; www.triennale.it
[exibart]
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