Categorie: Design

design_personaggi | Ora-Ito. Designer col marchio registrato

di - 10 Settembre 2003

Nella seconda metà degli anni Novanta, in pieno boom new-economy, l’allora ventenne neo-diplomato Ito Morabito si divertiva a ‘smanettare’ con il proprio computer producendo immagini raffiguranti prodotti immaginari da lui ideati fingendo che gli fossero stati commissionati dalle più note griffe internazionali.
Fin qui non ci sarebbe niente di strano se non fosse per il fatto che Ito, incurante del comune buon senso e soprattutto delle leggi che regolano il copyright, ha cominciato a pubblicare le sue idee sul proprio web site personale.
Dopo un po’ alcuni giornali se sono accorti e, siccome le idee non erano tanto malvagie e soprattutto erano rappresentate in modo decisamente accattivante, hanno cominciato a parlarne. Creando di conseguenza un vero e proprio fenomeno di moda. Di colpo Ora-Ito (questo il nickname dal sapore decisamente orientale con cui aveva deciso di apparire) è diventato il “genio” o il “fenomeno”, come è stato definito, del design internazionale.
Per lui hanno coniato il termine “design-hacker” e qualcuno l’ha addirittura etichettato “il grande pirata dei nostri tempi”. Prestigiosi magazine di design e riviste patinate di moda gli hanno dedicato pagine su pagine, celebrandolo come l’astro nascente del nuovo design made in france (e non in japan, come inizialmente ci aveva fatto credere).
Il primo progetto che allora campeggiava nella home-page del suo sito ora-ito.com era una avveniristica borsa Louis Vuitton , niente male ma decisamente ardita per lo stile classico della maison parigina. Ovviamente Vuitton gli fa subito causa ma dopo, accortasi della pubblicità indiretta che in un modo o nell’altro gli stava arrivando, contatta il giovane artista e, di fatto, gli compra l’idea. Insomma, la contraffazione non è più così grave, almeno per Ora-Ito che nel frattempo è diventato famoso e sembra possa permettersi di tutto.
Il resto è storia recente. Ito si è trasferito da Marsiglia a Parigi, dove ha aperto un suo studio e ha registrato il proprio marchio, come se quasi quasi avesse paura di venir a sua volta ‘piratato’. Cosa che lui si è divertito a fare con Apple, Gucci, Levi’s, Microsoft, Nike e Swatch, tanto per citarne alcuni.
Come Louis Vuitton, molte aziende, invece che fargli causa, hanno cominciato a commissionargli dei progetti veri e propri. Per Cappellini, ad esempio, ha curato le campagne pubblicitarie, la copertina di un cd di lunge music ed ha addirittura disegnato una poltrona. Ha realizzato diversi packaging in edizione limitata, ad esempio una bottiglia in alluminio per la birra Heineken (che sta spopolando nei club più cool) ed una in plastica per l’acqua Evian. Con le medesime modalità lavora anche per Adidas, Alfa-Romeo, Cartier, Kenzo, Perrier, L’Oréal, Pommery.
Adesso però, a 26 anni, il suo mito sembra già essersi notevolmente ridimensionato. Molti di quelli che lo avevano acclamato ai tempi delle sue trovate ‘a video’ adesso si sono in parte ricreduti avendo tastato con mano le sue incursioni nel mondo ‘reale’.
Una cosa è certa, i suoi prodotti di industrial design non convincono del tutto. Gli articoli sulla stampa (di settore e non) che lo riguardano si fanno sempre più radi e di certo non si grida più al miracolo per ogni sua trovata, come accedeva solo qualche anno fa. Che sia passato di moda è ancora presto per dirlo, ma sicuramente non è più un (ragazzo) prodigio…

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www.ora-ito.com

raffaele iannello

[exibart]

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