Categorie: Design

design_research | Il design che non ti aspetti

di - 10 Settembre 2009
Si è soliti progettare per un mercato di riferimento predeterminato sul quale il prodotto/servizio svolge la sua funzione fino a quando il suo ciclo di vita (introduzione, crescita, maturità, declino) non si esaurisce e tutto dev’essere ripensato, sulla base di errori precedentemente commessi e soluzioni nuove da adottare.
In questi ultimi anni esiste un mercato che, pur essendosi distinto per la sua continua ricerca e innovazione scientifica, necessita sempre più spesso di semplificazione. Semplicità e fruibilità sono le parole chiave che dovrebbero guidare lo sviluppo di tutti i prodotti e servizi (Design for All); questi concetti sono fondamentali se concepiti al servizio di una collettività allargata come quella che usufruisce del mercato della salute, o meglio ancora del benessere.
Hillary Cottam, vincitrice del premio Uk Designer of the Year 2005, ha lavorato nel team RED del British Design Council, favorendo al massimo la centralità dell’utente fino a coinvolgerlo a pieno nello sviluppo del servizio a lui offerto. Sono stati così sviluppati programmi di comportamento/cura concepiti direttamente dalla collaborazione tra professionisti del settore (medico e designer) e pazienti affetti da malattie comuni. “Improving existing services is not the answer. Preventative approaches to health mean radical changes in our individual lifestyles. These changes can’t be delivered through hospitals. We need to design new types of services that tap into people’s motivations and relate to their daily lives” (Open Health, in Red-Design Council).

L’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze è stato progettato con lo scopo di “avere al centro di tutto il paziente e il suo nucleo familiare”. Il progetto, sviluppato dallo Studio CSPE, descrive le diverse operazioni svolte per il sistema sanitario come un dialogo necessario tra efficienza del servizio e umanizzazione dello spazio.
A Forlì, l’Ospedale Morgagni-Pierantoni ha invece assunto tra il suo personale, dal 2004, un avveneristico robot chiamato Pillpick. Il robot si occupa dello stoccaggio dei farmaci e permette, attraverso un sistema informatizzato, di arrivare alla preparazione di mono-dosi giornaliere per i singoli pazienti; meno errori, sprechi e resi. Il robot era nato come macchina per lo stoccaggio di viti e bulloni: il trasferimento tecnologico esiste.
La salute è anche e sempre più una questione domestica. Sono tanti i progetti di telemedicina che si stanno affacciando sul mercato pur non avendo ancora trovano la loro piena compatibilità con gli home device a disposizione degli utenti. Le aziende che si occupano di macchinari, per il mercato sanitario, si stanno muovendo in questa direzione; lo dimostra Mortara-Rangoni Europe che ha sviluppato, in collaborazione con il Design Center Bologna, un progetto di concept design per apparecchiature domestiche.

Dall’altra parte sono i progettisti a evolvere prodotti e processi verso una migliore fruibilità: Matteo Pelliciari, interaction designer di Alten Italia, ha sviluppato, a seguito di un’analisi dettagliata degli sfigmomanometri in circolazione, il progetto Armlet. Si tratta di un apparecchio digitale, con bracciale adattabile, che ha la capacità di memorizzare i dati di più persone con intuitività e semplicità d’uso. Pressione e battito sotto semplice controllo.
L’utente è sempre più differenziato, lo sono le sue esigenze (bambini e anziani), la sua cultura (italiani e stranieri) e lo stile di vita che conduce. La sfida non può essere combattuta solo a livello scientifico ma deve essere concepita sempre più a livello progettuale.

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Designfor All

gionata pistoni

la rubrica design è diretta da valia barriello

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