Quando e come è nata la tua società m-arte e con quali musei e istituzioni collabora?
La società è nata nel 2005. Dopo dieci anni di intenso lavoro nella didattica ho sentito la necessità di consolidare e far crescere la mia esperienza. M-Arte è nata principalmente per gestire la didattica del PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, dove lavoro dal 2002, quando, con Christina Schenk, abbiamo avviato la sezione.
Dallo scorso anno collaboro anche con l’attigua Villa Belgiojoso-Bonaparte, Museo dell’Ottocento di Milano, e in passato ho lavorato anche con il Castello Sforzesco in occasione della mostra Alice nel Castello delle meraviglie. Il mondo fuori forma e fuori tempo nell’arte italiana del novecento.
Qual è la vostra metodologia di approccio all’arte contemporanea?
La nostra metodologia è quella del coinvolgimento attivo dello spettatore, sia esso adulto o bambino. La didattica rimane un punto fondamentale e imprescindibile per le nostre attività, l’opera è il punto di partenza per la comprensione. A seconda dell’età del visitatore e del tipo di proposta offerta, ci avvaliamo di strumenti differenti. Ad esempio con i più piccoli utilizziamo la fiaba, con i più grandi il dibattito e il laboratorio, tenendo sempre in mente il contesto nel quale ci troviamo (museo o spazio espositivo) e il punto di partenza (l’artista e l’opera). Nel laboratorio lo scopo è quello di rielaborate un concetto o una tecnica conosciuti in mostra aggiungendoci qualcosa di personale, cercando di andare oltre quello che abbiamo visto. L’obiettivo generale è quello di fornire delle basi per poter leggere in modo indipendente e libero l’arte contemporanea.
In occasione della Biennale di Venezia 2003 vi siete anche lanciati in un interessante progetto web…
Si è trattato di un progetto curato da me personalmente per conto di un’agenzia che gestisce un sito internet per ragazzi, kid-a.it. L’idea iniziale era quella di creare una visita multimediale interattiva che fosse allo stesso tempo divertente e didattica. Abbiamo usato l’escamotage del fotoromanzo per raccontare una storia che si svolgeva a Venezia tra i Padiglioni della Biennale e le esposizioni in città. Seguendo la storia del fotoromanzo, è possibile anche scegliere quali personaggi seguire e vedere alcune opere della Biennale, davanti alle quali oltre ad avere un’audioguida scherzosa, possiamo ottenere informazioni sull’opera e sull’artista, interagire con giochi virtuali e anche con laboratori manuali da realizzare a casa. Non mancano, durante il percorso, le interviste, come quella con il curatore Francesco Bonami.
Come percepisci l’attuale situazione milanese nel settore della didattica dell’arte contemporanea?
A Milano la situazione è complessa e frammentata. Da un lato stanno nascendo molte piccole realtà indipendenti che a modo loro si occupano d’arte contemporanea e non sempre è facile monitorarle tutte. Per quello che ho potuto vedere purtroppo l’offerta non sempre è di qualità. D’altra parte esistono grandi monopoli del sapere, con tutti i limiti e i rischi che questo può comportare…
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