Categorie: didattica

didattica_interviste | La didattica che crea nuovi Segni

di - 10 Settembre 2010
Com’è nato il progetto?

Dalla sinergia
attivata da Catterina Seia, cultural advisor indipendente, già UniCredit &
Art Project manager. L’idea è nata dall’osservazione del contesto
internazionale. Dopo aver riscontrato a Documenta Kassel 2007 la presenza di un
folto pubblico di visitatori con deficit uditivi, è stata immediata la domanda:
nel nostro Paese favoriamo l’accessibilità alla culturaper queste
persone? Dall’analisi è emersa una lacuna che si esprimeva nella mancanza
stessa della terminologia riferita all’arte contemporanea nella Lingua Italiana
dei Segni. Se consideriamo che le parole sono cose, il nostro mondo esiste quando
abbiamo le parole per definirlo. Pertanto, la lacuna nella Lingua dei Segni
indicava la distanza fra due mondi che non comunicavano. Abbiamo quindi avviato
un gruppo di ricerca unico nel suo genere, composto da persone sorde e udenti,
per un graduale percorso di scambio e formazione reciproca, finalizzato alla
creazione della nuova terminologia e quindi a rendere l’arte contemporanea
accessibile alle persone sorde segnanti.

Il cuore di questo dizionario è
quello di lavorare sul linguaggio… Una sfida tanto stimolante quando
creativa. Come vi siete mossi?

Il processo di
creazione linguistica è stato complesso e molto affascinante; la Lingua dei
Segni, poi, con il suo carattere visivo e gestuale, è ancora più interessante
per noi che ci occupiamo di arti visive. Abbiamo lavorato a partire dalla
costituzione del gruppo di ricerca interdisciplinare: Brunella Manzardo,
ricercatrice del Dipartimento educazione, ha ricevuto una formazione di base
alla Lingua dei Segni e ha avviato Francesca Delliri, linguista, e Luciano
Candela, informatore sordo, alla conoscenza della Collezione Permanente del Castello
di Rivoli. Gradualmente abbiamo coinvolto la comunità sorda in esperienze di
avvicinamento all’arte del nostro tempo, attraverso visite guidate sperimentali
e weekend’arte
per bambini e adulti. Inoltre abbiamo organizzato visite guidate in altri contesti,
come Artissima. In varie occasioni è stato coinvolto l’informatore sordo con
funzioni di mediazione (in linea con i principi della peer education).


Sono quindi stati
individuati (anche attraverso verifiche condotte durante le esperienze con i
sordi) i termini specifici relativi all’arte contemporanea, ancora non tradotti
in LIS o tradotti con segni che non rendevano compiutamente il significato:
pensiamo alla parola ‘olio’, il cui segno evocava la metafora visiva del
condimento. Una traduzione fuorviante, problema che abbiamo superato con
l’ideazione di un nuovo segno indicante l’olio come materiale pittorico.

Il Dizionario che abbiamo recentemente
pubblicato e che contiene gli 80 segni inediti è unico nel suo genere, in
Italia e nel mondo; è realizzato in lingua italiana e inglese, al fine di
condividere la metodologia a livello internazionale. Siamo consapevoli che le
Lingue dei Segni sono lingue nazionali, ma ci auguriamo di individuare partner
in Europa e nel mondo con cui condividere la ricerca e proseguire con la
traduzione dei segni.

Quanto ha
contributo la vostra esperienza educativa nonché creativa? E che arricchimento
ne avete avuto?

Il Dipartimento
educazione, in linea con la mission istituzionale del Castello di Rivoli, opera
con la convinzione che i musei siano spazi pubblici al servizio del pubblico,
di tutti i pubblici. Le proposte e i progetti realizzati dentro e fuori dal museo
sono finalizzati a democratizzare l’arte e la cultura contemporanea. Intendiamo
il museo come agenzia educativa, luogo di inclusione sociale, spazio aperto al
dialogo e al confronto, in costante relazione con il territorio dall’ambito
locale a quello internazionale. In tal senso intendiamo rendere accessibile il
patrimonio culturale del museo anche attraverso progetti sperimentali e di
ricerca come quello rivolto alla popolazione sorda, insieme ad altre
sperimentazioni condotte con l’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, a progetti
territoriali come Abil-mente, a iniziative in partenariato come i progetti condotti
con la Consulta Persone in Difficoltà di Torino. I feedback del progetto sono
estremamente positivi: un grande arricchimento per noi e l’avvio di un rapporto
duraturo con la comunità sorda, a partire dall’entusiasmo e dalla curiosità del
gruppo di persone che ha iniziato a frequentare costantemente il Castello di
Rivoli, dapprima accogliendo le nostre proposte, poi organizzandosi
autonomamente.


In che modo pensate di
veicolare il dizionario? Sono previste occasioni formative anche per operatori
di altri musei italiani d’arte contemporanea?

La ricerca è da
intendersi come una proposta alla comunità sorda segnante, un progetto in
divenire, che si nutre si stimoli sempre nuovi e guarda al futuro. Non
trascuriamo il fatto che ci occupiamo di una lingua viva; ci auguriamo quindi
che il lessico venga non solo acquisito, ma elaborato e se necessario
modificato ad opera della comunità segnante. Sarà opportuno inoltre
individuare, con l’Istituto dei Sordi, percorsi di formazione specifica per
quanti si occupano di Lingua dei Segni in tutta Italia. Il Dizionario ha il patrocinio dell’Amaci e
abbiamo già previsto di presentarlo nei principali musei d’arte contemporanea
italiani e non solo, oltre che in contesti culturali diversi: a breve lo
presenteremo a Copenaghen nell’ambito del seminario Museums meet adult
educators
e a
Bologna ad Artelibro, per condividere con altri soggetti questi nostri pensieri, la ricerca,
l’impianto concettuale, andando incontro a pubblici differenti.

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a cura di annalisa trasatti


Dipartimento Educazione
Castello di Rivoli

Responsabile:
Anna Pironti

Castello di
Rivoli – Museo d’arte contemporanea

Piazza Mafalda
Di Savoia – 10098 Rivoli (TO)

Info: tel. +39
0119565213;
educa@castellodirivoli.org; www.castellodirivoli.org

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