Perché un Centro di Didattica Museale all’interno di un Dipartimento?
Il Centro è nato all’interno dell’Università di Roma Tre, Dipartimento di Scienze dell’educazione, nello specifico Laboratorio di Pedagogia Sperimentale. Qui si è creato un terreno sufficientemente fertile per sviluppare una cultura dell’intersezione come richiede la didattica museale. Mettendo in scena almeno tre attori: l’esperto dei contenuti museali, il ricercatore pedagogista e il docente, l’unico a poter mediare con la scuola.
A quando risale l’istituzione?
Al 1994, di fronte alla constatazione che in Italia, a fronte di un patrimonio museale unico e straordinario, non corrispondeva un’adeguata utilizzazione dal punto di vista educativo. Siamo partiti da una prima azione di rilevamento dell’esistente. A circa 3.000 musei é stato somministrata un questionario a cui hanno riposto in 600; i materiali sono stati schedati in via sia informatica che cartacea, in un archivio in continua crescita e consultabile in rete.
Come si è evoluto nel tempo il progetto?
A questa prima fase ha fatto seguito una seconda di ricerca e proposta di modelli. È diventato, quindi, indispensabile istaurare collaborazioni con diversi musei ed Enti (tra i più recenti il Museo di Palazzo Braschi e il Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano) e un’offerta di laboratori per gli studenti della Facoltà di Scienze della Formazione e di master per i laureati. Sono nati così il master di primo livello in Didattica generale e museale e il Master di secondo livello in Mediazione culturale nei musei: aspetti didattici, valutativi e sperimentali. Tra le offerte anche progetti nazionali e sul territorio quali Itinera, con il Museo Nazionale Archeologico di
Cosa è cambiato nella vostra ricerca e nella vostra offerta con la riforma universitaria?
I servizi da noi garantiti sono quelli di ricerca in collaborazione con istituzioni attraverso la stipula di convenzioni; attività didattiche post lauream (in particolare i master) e consulenze. L’offerta negli anni è cambiata per adeguarsi alla riforma universitaria che ha portato alla nascita di master di 1° e 2° livello. I temi della nostra ricerca sono essenzialmente: le modalità di mediazione culturale verso le scuole e verso il pubblico adulto; studi di rilevazione sul pubblico di mostre e musei, il tutto inserito in un contesto più ampio che dà sfondo ad una rete di realtà locali.
I vostri rapporti con la realtà museale europea?
Il lavoro sul territorio nazionale viene svolto parallelamente alla cura delle collaborazioni con istituzioni quali il Louvre e il Rijksmuseum Museum di Amsterdam, favoriti anche dal ruolo che io svolgo nel comitato CECA (Commissione per l’educazione e l’azione culturale) dell’ICOM (International Council of Museums) e quale presidente della Association for Educational Assessment-Europe.
Vetrina principale di tutte le nostre attività è il convegno annuale, solitamente in ottobre, occasione per incontrare studiosi italiani e stranieri, studenti e pubblico di operatori e analizzare i dati della ricerca annuale in corso. Prossimo appuntamento è sempre ad ottobre con il convengo internazionale della CECA, sul tema Pensare, valutare, ripensare.
intervista a cura di annalisa trasatti
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