Qual è stato il tuo percorso artistico?
Ho frequentato il Liceo Artistico Arturo Martini di Vicenza, lì ho conosciuto l’amore per l’arte informale, i miei professori al tempo erano totalmente assuefatti dalla pittura del secondo dopoguerra. Successivamente mi sono laureato in Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Arti di Venezia, in quel periodo mi tuffai totalmente nella profondità dell’incisione, questa disciplina mi ha insegnato a non sottovalutare mai i dettagli.
Quali sono gli elementi principali del tuo lavoro?
L’urgenza, l’istinto. Non dipingo mai pensando di creare qualcosa in particolare. Cerco di pormi sulla tela come mi pongo nella vita, semplicemente essendo me stesso. Si può mentire a chiunque ma non a sé stessi.
In quale modo secondo te l’arte può interagire con la società, diventando strumento di riflessione e spinta al cambiamento?
Interagisce già con la società, anche troppo. Ci sono migliaia di artisti che denunciano tutto e tutti nelle modalità più assurde, sparando con un mitra e la benda sugli occhi. Quando si riflette e si interagisce troppo su tutto e per tutto ci si confonde e si perde il focus. Un po’ come fanno i politici, ti danno da bere di tutto e quando sei ubriaco non pensi più a niente.
Quali sono i tuoi programmi per il futuro?
Non so cosa mi succederà domani, figuriamoci nel futuro, mi ci vorrebbe una DeLorean. Molto probabilmente farò quello che ho sempre fatto.
In quale modo le istituzioni potrebbero agevolare il lavoro di artisti e curatori?
Aprendo la mente e investendo seriamente nell’arte, gli artisti e chi muove il mondo dell’arte. E non parlo solo del mondo dell’élite dell’arte, ma anche degli artisti che continuano a gridare silenziosamente in una bolla di cartone consumato. Tante belle parole le mie ma basterebbe anche solo che non considerassero più gli artisti come dei “giocolieri divertenti da pacca sulla spalla e wow” ma delle persone che riescono veramente a trasformare l’interiorità in una realtà concreta e palpabile.
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