Categorie: exibart.prize

exibart prize incontra Daniele Castello

di - 12 Aprile 2023

Qual è stato il tuo percorso artistico?

Liceo Classico Leonardo da Vinci di Terracina
Portrait and Still life drawing class presso Accademia Italiana di Firenze
Seminario di Mischtechnik con Laurence Caruana e Amanda Sage,Torri Superiore,Imperia  Facoltà di grafica d’arte, Accademia di Belle Arti di Firenze
Master in Art Management presso Istituto Marangoni di Firenze.

Quali sono gli elementi principali del tuo lavoro?

Da sempre dedito al disegno, dai vent’anni di età circa inizio a dipingere ad acrilico, per poi passare allo studio da autodidatta della tecnica ad olio.
Paesaggi, nature morte, architetture, rovine… Sono sempre stato attratto dal silenzio piuttosto che dalla folla e dal frastuono inutile e fine a se stesso. Inoltre ho sempre ritenuto importantissimi lo studio della storia dell’arte, soprattutto antica, e la pratica del disegno dal vero, il migliore allenamento per l’occhio che possa esistere. Un gesto oramai maledettamente anacronistico.

In quale modo secondo te l’arte può interagire con la società, diventando strumento di riflessione e spinta al cambiamento?

L’arte può spingere al cambiamento? Bella domanda. L’arte non è fatta per cambiare il mondo, tutt’al più può cambiare il singolo individuo.
Sarò pessimista e fuori moda ma i cambiamenti sono sempre e solo soggettivi. Ci sono miliardi di persone purtroppo insensibili o quasi all’arte, e lo rimarranno, e questo è un dato di fatto. Pensare che l’arte possa avere un impatto sui popoli è alquanto naif.
La street art ai suoi esordi ha ottenuto qualche risultato interessante in questo senso, peccato che sia stata quasi subito fagocitata dalle gallerie e dai collezionisti, pervertendo del tutto (malgrado quello che possa pensare la maggior parte degli street artists…) il significato intrinseco al movimento. E questo è un peccato.

Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Dove mi porterà il futuro? Molto probabilmente fuori dall’Italia, il Paese più bello, il Paese che amo.

In quale modo le istituzioni potrebbero agevolare il lavoro di artisti e curatori?

Il rapporto tra istituzioni, artisti e curatori…? Credo che le ‘istituzioni’ normalmente seguano dei meccanismi che a me personalmente spesso e volentieri sfuggono. Tendenzialmente in Italia i filoni sono sempre gli stessi da decenni, e i curatori validi sono sempre di meno. I galleristi non amano il rischio, i ‘colpi di fulmine’ non nascono più almeno dagli anni ’90… Puntando sempre e solo sui nomi rodati dopo un po’ si spegne l’interesse anche nell’uomo della strada, per come la vedo io. La curiosità della gente va’ stimolata. Servirebbero una bella iniezione di fiducia, e dare meno corda al dio denaro, ma non penso siano due cose fattibili.

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