Qual è stato il tuo percorso artistico?
Dopo gli studi artistici, ho seguito corsi formativi in ambiti diversi, a scoprire materia e diversità, con momenti di apprendimento tramite qualcosa di similare al lavoro di bottega, dove si assorbe stando a diretto contatto con chi crea.
Quali sono gli elementi principali del tuo lavoro?
Dal 2010 sono focalizzato in un processo di astrazione dal Caos primordiale, dove il Caos non è sinonimo di caotico ma di questo meraviglioso equilibrio asimmetrico
Principalmente prediligo le ossidazioni e corrosioni con acidi su metallo, con tempistiche di realizzazione tra 1 – 2 mesi, fino ai 18 mesi.
Per certe esigenze, l’approccio con le installazioni, è un ulteriore modo considerato. Ultima tra queste, La Permissione.
Nel 2017, inizia il ciclo di abbandono di opere, con la Serie 7, realizzate in ceramica raku con l’integrazione di legno, ferro arrugginito e filamenti, disseminandole tra gli spazi preposti all’arte nel contesto della Biennale di Venezia, oltre che sparsi lungo le calli della stessa città, liberandole a un ignoto destino.
Seguono, in versioni evolute, Serie 8 Venezia, Serie 9 Roma, Serie 1196 Veneto e Serie 18 Roma dove l’intento si amplia anche con la mappatura delle destinazioni di arrivo, assumendo nuovo ruolo allo stesso abbandono.
In quale modo secondo te l’arte può interagire con la società, diventando strumento di riflessione e spinta al cambiamento?
L’arte non ha il compito di spingere a nessun cambiamento. L’arte o la bellezza, non salverà il mondo. L’arte è uno strumento passepartout che l’artista consegna all’intimo altrui, che a seconda del proprio sé, leggerà.
Ciò che ne uscirà da questo incontro o scontro, potrà generare la base di possibili riflessioni.
E’ la sensibilità, non delle persone, ma di ciò che risiede al loro interno che potrà essere elemento di valutazione, comprensione e conseguente considerazione al cambiamento.
L’arte è uno stupendo e incredibile strumento.
Quali sono i tuoi programmi per il futuro?
Continuare nei modi che man mano troverò più idonei.
Destabilizzanti o coinvolgenti.
In sintonia con il meraviglioso equilibrio asimmetrico del Caos che accennavo prima e gli intenti derivati da altre forme espressive.
In quale modo le istituzioni potrebbero agevolare il lavoro di artisti e curatori?
Le istituzioni dovrebbero dare esclusivamente disponibilità di spazi. Non concorsi, bandi, cerimonie fine a se stesse atte a celebrare l’ovvio. Solo spazi intelligenti. Saranno artisti, curatori e addetti, se altrettanto intimamente intelligenti, a trovare la via.
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