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exibart prize incontra Sara Serra

di - 10 Giugno 2025

Come hai scoperto la tua passione per l’arte? Ci sono stati momenti o persone particolari che hanno influenzato il tuo percorso?

Fin da piccola ho sempre avuto una fervida immaginazione e disegnare diventava un modo per esprimere quello che provavo. La passione è sempre stata innata e nella mia famiglia l’arte è sempre stata qualcosa di importante e mi hanno sempre incoraggiato a non opprimere questa espressività lasciandomi lo spazio e il tempo di provare a fare di questa passione il mio lavoro consapevoli delle difficoltà.

Ci sono temi o concetti ricorrenti che esplori attraverso la tua arte? Cosa ti ispira maggiormente?

“Il mondo è un teatro” diceva Totò, una grande verità, mi lascio quindi ispirare da ciò che mi circonda, dalla vita quotidiana provando a cogliere negli sguardi ed espressioni delle persone ciò che più le rappresenta, che hanno nel cuore e nell’animo. Rappresentare i sentimenti più puri e naturali dell’uomo. Ciò che mi ispira maggiormente quindi è il vissuto della gente, storie passate ,attuali e cultura, questo dà vita ai colori.

Come pensi che il contesto culturale e sociale in cui vivi influenzi il tuo lavoro artistico?

Ha molta influenza in quanto il contesto culturale in cui viviamo è lo specchio dei pensieri, dei progressi, delle idee che si sono evoluti e cambiati nel corso del tempo e della storia. Visto che nelle mie opere amo rappresentare l’uomo in quanto essere, in tutte le sue sfumature ed espressioni, per me è molto importante esprimere i concetti sociali di diverse realtà.

Puoi raccontarci di un progetto o di un’opera a cui tieni particolarmente e spiegarci il motivo?

‘Interiorem Bellum’ rappresenta l’inizio di tutte la mie opere, la prima in assoluto che ha segnato l’inizio di questo viaggio nella mente e cuore della gente, per prima me stessa. Rappresenta la contrapposizione, la lotta continua interiore che avviene in noi, il bene e il male a confronto. La forza di non mollare e lottare con tutte le nostre forze di fronte al nostro male una malattia, una debolezza, un rimorso, la vita stessa. Lottare a testa alta, mettendocela tutta. Questo è quello che cerco di non dimenticare nella mia crescita di vita e interiore.

In che modo l’interazione con il pubblico influisce sulla tua pratica artistica? Ti capita di modificare il tuo lavoro in risposta ai feedback che ricevi?

Interagire con il pubblico è molto importante, ci permette di migliorarci sempre più, purché questo non cambi l’unicità dell’artista. Cerco di accontentare le richieste purché siano in linea con il mio modo di esprimermi. Ogni artista ha un genere, una tecnica e un sentimento che lo contraddistingue dagli altri, i feedback sono soggettivi, e questo non valuta e/o svaluta un’opera e l’artista stesso.

Cosa pensi della commercializzazione dell’arte contemporanea? Pensi che possa compromettere l’integrità dell’opera o la sua funzione critica?

La commercializzazione è un modo per permettere di fare della nostra passione il nostro lavoro, questa non deve però andare a discapito, come spesso succede, della creatività e originalità stessa. C’è differenza in una vendita privata delle proprie opere e quella che fa parte di un mondo fatto di Gallerie d’arte che spesso rischiano di penalizzare. Un’artista deve sentirsi libero di potersi esprimere, ricevendo i giudizi dettati da un gusto personale di chi guarda le opere e non discriminato o condizionato dal mercato commerciale che molto spesso manca di criterio, limitando la possibilità ad un’emergente di rendersi noto.

Interiorem Bellum

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