La condivisione dei saperi in Internet è una tematica che riveste una fondamentale importanza per il futuro della diffusione della cultura. Di fronte all’estrema possibilità di scambiare in maniera gratuita e libera una mole infinita di informazioni, le reazioni sono antitetiche: c’è chi tenta di bloccare in ogni modo questo fenomeno arroccandosi sul diritto d’autore e facendo levitare il prezzo di ogni supporto registrabile e chi invece tenta di avvicinare il più possibile questa cultura della condivisione alle persone. Un ottimo esempio del secondo tipo di approccio ci viene dal progetto Burnstation, sviluppato dal 2003 dagli spagnoli Platoniq.net e dall’esule argentino Ramiro Cosentino con il supporto di F30km (nomination alla prossima Trasmediale di Berlino).
Burnstation vuole portare la net culture sulle strade, a contatto della gente, trasformando il peer to peer e la distribuzione in rete in un “F2F (face to face) system”. Il progetto consiste in una stazione mobile formata da quattro computer collegati ad un server locale (gestiti da un free software) in cui ogni persona può ascoltare musica, scegliere una compilation e masterizzare il proprio cd. La musica a disposizione (ma in futuro ci potranno essere dati di qualunque genere, dai video ai testi) è quella ascoltabile gratuitamente sulle radio e sulle etichette in internet e tutti i contenuti sono distribuiti sotto l’originale licenza dell’artista o del produttore. Anche il software che consente alla Burnstation di funzionare è un open source ed è distribuito sotto una licenza GNU GPL, in perfetta coerenza con gli intenti del progetto. Prima di essere pubblicato in rete, è stato testato e sviluppato sulle strade, direttamente dalle persone che utilizzavano la “stazione”; la nuova versione del software consente la navigazione tramite un joypad, rendendo ancora più evidente l’ironico legame con la più famosa console di videogiochi.
La novità fondamentale di questo progetto consiste nel dare uno spazio fisico, visibile e inserito in un contesto legale, alla pratica della condivisione, accompagnando i tour della Burnstation anche con una serie di dibattiti, concerti gratuiti, workshop. Il tutto in movimento, portando il self-service della musica in giro per il mondo (Barcellona, Graz, Madrid, San Paolo, Bergen) per creare una rete di scambio “fisica” oltre che virtuale, mappando la cultura digitale da una prospettiva locale e considerandola come un nuovo paradigma per la cultura popolare. La strada, i parcheggi, le stazioni di servizio dove si ferma la Burnstation diventano i luoghi dove spargere il “seme della condivisione” anche tra i “non addetti ai lavori”, che spesso non immaginano neanche le reali potenzialità di una cultura veramente libera.
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lucia mariani
[exibart]
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