Categorie: exiwebart

exiwebart_project | Mauro Ceolin – DebugLandscapes.03

di - 27 Ottobre 2003

La net.art storica ha sempre guardato all’errore come stimolo alla creatività, come punto di partenza di una ricerca creativa che si servisse dei linguaggi della rete. La storia della video arte insegna che l’approccio decostruttivo al medium prelude al suo assorbimento all’interno dei linguaggi dell’arte, al suo utilizzo semplicemente come un altro linguaggio a disposizione degli artisti. A questa estetica hanno contribuito componenti diverse, come l’estetica del codice ereditata dai primi hacker (EpidemiC), una concezione dell’arte come ‘parassita’ di altri sistemi (le istituzioni, la rete, etc.), la volontà di generare, attraverso un corto-circuito tecnologico, un parallelo corto-circuito intellettuale nella mente dello spettatore (Jodi).
Da sempre piuttosto scettico nei confronti di questa estetica tecnologica, che considera, in base ai tempi della rete, ormai irrimediabilmente ‘vecchia’, l’artista milanese Mauro Ceolin si è appropriato provocatoriamente di una metafora cara alla net.art, quella del bug, per ridefinirla in rapporto alla sua area concettuale di provenienza, la natura. Il termine bug (insetto) assunse il significato di ‘errore in un sistema informatico’ quando uno scarafaggio entrò nei circuiti di un calcolatore nel 1945, mettendolo fuori uso. Ribaltando questo trasferimento di senso, Ceolin recupera il termine per indicare le intrusioni della tecnologia nel sistema delicato e complesso della natura: piccole intrusioni se valutate sulla base della vastità del sistema, ma, come un bug, capaci di mandarlo in tilt. Di fronte a questa minaccia, l’arte agisce come un debugger, individuando l’errore nel sistema, proponendolo all’attenzione del pubblico e ‘correggendolo’ attraverso la forza sublimante delle immagini.
Rigettata una presunta ‘estetica della rete’, Ceolin punta piuttosto sull’etica della rete, eccezionale strumento di informazione e di documentazione dei problemi che affliggono il nostro pianeta. Come in zigzaggings, i suoi lavori nascono da una esplorazione della rete alla ricerca di immagini che poi disegna in flash sottoponendole ad un paziente lavoro di rielaborazione manuale. Ma rispetto ai lavori perecedenti, in DebugLandscapes.03, questo lavoro si perfeziona non solo tecnicamente, ma assumendo una significazione ulteriore: quella di utopico debugger degli oltraggi che l’uomo infligge alla realtà, siano essi una marea nera o un pozzo che brucia, Cernobyl o Bohpal, un albatro impantanato o un cervo imprigionato dalle fiamme.

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