Salutato al suo avvento come il mezzo della definitiva smaterializzazione dell’arte, avviata dal Concettuale, il digitale sembra oggi svelare una sua irriducibile materialità. Che l’arte dei nuovi media non si fa problemi a sfoggiare, anche per liberarsi da un’eredità -quella, appunto, del Concettuale– che rischiava seriamente di bloccarne gli sviluppi. Sarà forse per la nostra straordinaria capacità di adattamento, ma mentre il nostro vissuto diventa sempre più mediato, è sempre più difficile distinguere tra spazi virtuali e ambienti reali, concepire database e cartelle come un flusso di dati invece che come semplici oggetti, non dissimili da qualsiasi cosa che prendiamo, usiamo e buttiamo via.
Ed ecco che un apparente ossimoro come oggetti virtuali può diventare il titolo di una mostra. Ovviamente si tratta di oggetti che implicano una concezione estesa di oggettualità; oggetti che non hanno bisogno di un referente fisico, ma sono “processi in flusso continuo” come dichiarano Christiane Paul e Zhang Ga, curatori “potenzialmente interattivi, dinamici, partecipativi, adattabili e in continua oscillazione tra la loro natura intrinsecamente effimera e i loro componenti materiali, o il desiderio di oggettivarli”.
Così Watchful Portrait (Caroline, 2004) di John Gerrard e Oriana.us (2004) di Carlo Zanni, prima ancora di essere due affascinanti ritratti, sono due processi. Il primo è un dittico in cui gli occhi della ritratta si aprono e si chiudono seguendo in tempo reale il sorgere e il calar del sole (sul primo schermo) e della luna (sul secondo), sincronizzando la vita di Caroline al ritmo cosmico (o, con metafora medievale, all’armonia delle sfere celesti). Il secondo, suggestiva reincarnazione del progetto Altarboy (per cui cfr. lo speciale dedicatogli da “Exibart”) ritrae la scrittrice Oriana Fallaci, nei cui occhi si specchiano insieme l’incubo del Vietnam e lo sguardo degli utenti, entrambi mediati dalla Rete.
Con un approccio decisamente più ironico, lo sloveno Vuk Cosic trasforma in “oggetti” il flusso di e-mail che scorrono su un server, sorvegliato dal software
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