Categorie: exiwebart

exiwebart_theory | Net art in esubero

di - 29 Maggio 2003

13 maggio 2003: dalle colonne del New York Times Matthew Mirapaul annuncia il licenziamento di Steve Dietz, new-media curator del Walker Art Center di Minneapolis, nell’ambito di una più ampia riduzione del personale motivata da problemi di bilancio. Kathy Halbreich, direttrice del Museo, dichiara che lo sviluppo di una digital gallery sarà rimandato di almeno cinque anni e non garantisce che l’attuale galleria rimarrà online.
La fine di un’epoca? Troppo presto per dirlo. Certo non è priva di fondamento la preoccupazione di Sarah Cook, autrice di una lettera aperta alla Halbreich in cui dice di temere che il fallimento della Gallery 9 possa generare una reazione a catena all’interno di quelle istituzioni che proprio grazie alla forza del lavoro di Dietz si sono decise a sostenere gli artisti che lavorano con i nuovi media.
Quel che è sicuro è che il W.A.C un’epoca l’aveva aperta quando nel 1996 chiamò Dietz a dirigere il neonato dipartimento delle new media initiatives. Il web era ancora relativamente in fasce, e tra le istituzioni solo il Dia Center di New York aveva dimostrato una certa attenzione per la net art. Ma se la decisione di investire nel digitale era importante per la sua priorità, Dietz ha avuto il merito di dare al suo progetto un saldo fondamento teorico e una capacità propositiva senza precedenti. Quello che Dietz mette in atto è un radicale ripensamento del ruolo del museo in una ‘cultura rizomatica’, in cui l’impegno nel sostenere le sperimentazioni degli artisti con i nuovi media si accompagna alla volontà di trasformare il museo in un network museum, la cui forza stia in ciò che connette, non tanto in ciò che possiede. La Gallery 9 nasce nel luglio 1997, in parallelo all’avvio del programma smArt, che prevede un ‘accesso innovativo alle risorse informative’ del Walker.
Nel settembre 1997 viene inaugurata la sezione Hyperessays, che propone un approccio creativo alla mappatura delle risorse della rete, in parallelo al cyberaltlas progettato da Jon Ippolito per il Guggenheim. Nel marzo 1998 chiude ada’web, una ‘fonderia digitale’ che dal 1994 commissiona progetti in rete ad artisti di diversa provenienza: Dietz la acquisisce per il Walker, e con essa apre la sezione Digital Art Study Collection. Ancor più della scelta ‘militante’ di commissionare progetti, l’archiviazione di siti storici mostra il riconoscimento del loro valore artistico e della loro importanza culturale: riconoscimento, allora, tutt’altro che scontato.
La storia che ne è seguita non sarebbe stata la stessa senza queste premesse. L’attenzione crescente delle istituzioni americane ed europee all’arte in rete, lo sviluppo di una discussione critica sulla stessa, l’acquisizione di un ruolo attivo dei siti museali nella condivisione della cultura: tutto ciò è avvenuto anche grazie all’opera di Steve Dietz e di pochi altri, ed è per questo che non c’è retorica nell’appello di Sarah Cook, sostenuto da tutta la comunità net artistica e tuttora sottoscrivibile. “Perché è difficile immaginare il paesaggio della new media art senza la Gallery 9”.

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Life Sharing, commissionato dal Walker Art Center

link correlati
Walker Art Center
Homepage di Steve Dietz
Open Letter To Kathy Halbreich, Director, Walker Art Center
Articolo sul NY Times

domenico quaranta

[exibart]

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